domenica 28 novembre 2010

Il pesce? Fa bene a chi lo vende

di Franco Libero Manco e Valdo Vaccaro

Nelle pergamene del Mar Morto, scoperte nel 1947, Gesù dice: “Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti? Lasciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime.”
Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti, un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare. Se si dovesse pagare il reale valore del pesce e della carne ben pochi potrebbero permettersi il lusso di mangiare questi prodotti senza i pesanti sussidi dello stato agli allevatori e ai pescatori.
L’88% delle riserve del pesce in Europa sono sfruttate in eccesso e le più grandi specie sono in rischio di estinzione. Mentre le riserve diminuiscono i prezzi aumentano, quello del merluzzo è quadruplicato in 5 anni.
Il consumo mondiale esplode, mentre la Cina inghiotte 1/3 del pesce mondiale.
Il 70% del pesce consumato in Italia viene dall’estero, il 40% da allevamenti.
I pesci d’allevamento contengono enormi quantità di additivi chimici, di ormoni e farmaci che servono ad aumentare velocemente il peso dell’animale, oltre ad evitare dannose epidemie.
Per 10 kg di spigole di allevamento occorre sacrificare 100 kg di sardine catturate in mare.

Negli ultimi 30 anni il 30% delle risorse sono scomparse.
Il 75% delle riserve mondiali di pesce è già stato completamente sovrasfruttato o esaurito” (FAO)
Le più importanti specie di pesce del nostro paese, tonni e merluzzi, sono in pauroso declino a causa dello sfruttamento dissennato delle acque marine.
Nel 1997 la raccolta di pesce ha raggiunto nel mondo la cifra record di 130 milioni di tonnellate, di cui circa 100 milioni deriva dalla pesca libera che causa uno sterminio indiscriminato di specie acquatiche.
Le reti pelagiche per i tonni e per la pesca a strascico dècimano anche i delfini.

INQUINANTI
Uno studio condotto dall’Onu dimostra che ogni anno vengono versati in mare 900 mila tonnellate di fosforo, 200 milioni di tonnellate di azoto e 85 mila tonnellate di metalli pesanti, 200 mila di organocloruri, 47 mila di idrocarburi policiclici aromatici provenienti dalle aziende petrolifere, dall’industria chimica, metallurgica e dagli impianti per il trattamento delle acque fognarie.

DANNI
Studi clinici sull’uso di pesce ed olii di pesce nei sopravvissuti da infarto miocardico mostrano una riduzione della mortalità tra il 15 ed il 30%.
Per contro l’uso di diete a base di cibi vegetali, che includono olii vegetali ad elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi ed Omega-3, mostrano una riduzione della mortalità del 50-70%.
Il pesce è carne putrescente e grassa ai massimi livelli, al pari e di piu’ di ogni altra carne: è materiale ultra-tossico, stimolante e non nutriente per il corpo umano.
I processi alterativi si manifestano più rapidamente nei pesci marini rispetto a quelli di acqua dolce. I grassi come quelli del pesce sottoposti a cottura perdono il loro enzima lipase, indispensabile per una loro parziale digetione-assimilazione. Il grasso cotto del pesce forma creatina, sostanza micidiale per il fegato.
Nel pesce ci sono velenose concentrazioni di cloruro di sodio (che con la cottura diventano massa inorganica causante tumori gastrici, ritenzione idrica, gravi idropisie), diossine, ritardanti, alte concentrazioni di minerali micidiali tipo mercurio e cadmio. La dr.ssa Kate Mahaffey, dell’EPA (US Environmental Protection Agency) ha citato una ricerca del 2004 condotta su 1709 donne americane, suddivise tra soggetti che mangiavano pesce o molluschi 9 volte al mese e soggetti che non consumavano pesce. Le concentrazioni di mercurio nel primo gruppo erano sette volte maggiori rispetto al secondo.
I pesci sono tra le sostanze più putrescibili esistenti in natura e gli alimenti sono tanto più dannosi quanto più rapida è la loro putrefazione.
Sono ricchi di purine (sostanze azotate che fanno aumentare i livelli di acidi urici nel sangue) e di metalli pesanti dovuti all’inquinamento delle acque a causa degli scarichi industriali e fognari.
Il pesce contiene le stesse tossine delle carni e può causare, oltre i danni della carne, parassitosi (es. tenia, ascaridi), asma, eczema, prurito, allergie, malattie renali, danni al sistema nervoso, ecc.
Le immense quantità di mercurio che le industrie scaricano nel mare (circa 10.000 tonnellate all’anno) passano facilmente dal pesce nell’organismo umano.
E’ utile ricordare la strage di Minamota (Giappone) del 1952 nella quale morirono 77 persone ed altre 360 rimasero invalide per aver mangiato pesce ricco di mercurio. Ma oltre al mercurio deve preoccupare la presenza, nelle cozze, nelle ostriche e nei crostacei, del cadmio e del piombo.
Spesso le cozze sono causa di epatite A.
Il pesce può anche trasmettere all’uomo la salmonella, larve di tenia e di ascaridi, né la cottura è sufficiente a scongiurare i pericoli in tal senso. In passato l’uso eccessivo di pesce in alcune regioni del Terzo Mondo a favorito l’insorgere della lebbra. Alcuni molluschi possono trasmettere l’epatite virale ed altre malattie infettive.
Il pesce, i molluschi ed i crostacei in genere, sono sostanze ad altissima velocità di putrefazione. Questo processo putrefattivo continua all’interno dello stomaco e poi dell’intestino, di chi ne fa uso, con aumento di acidi tossici.
Nel pesce come in tutti gli animali uccisi violentemente dall’uomo e poi mangiati, vi è il terrore, l’angoscia, la paura dell’animale accumulata durante la sua cattura e la sua uccisione: più e lunga e dolorosa la morte di un animale più è pregna di vibrazioni mortali.
I pesci a più elevato contenuto di istamina sono nell’ordine: sardine, sgombri, alici e tonni, ovvero il pesce azzurro tipico dei nostri mari.
Le prostaglandine PG I e III (positive e quindi utili dei prodotti vegetali) sono vasodilatatrici, regolano la coagulazione, abbassano il colesterolo LDL (quello cattivo), svolgono azione antinfiammatoria e mantengono il bilancio elettrolitico.
Per contro le PG II (negative e quindi dannose) dei pesci hanno gli effetti diametralmente opposti, causano: ritenzione idrica, aggregazione piastrinica, infiammazioni, aumento pressione del sangue.
La popolazione mondiale è afflitta da eccesso di PG II-negative, ovvero da eccesso di Omega-3 da carne e da pesce, nonché da carenza di PG I-III-positive, ovvero da Omega-3 da verdure e frutta fresca e secca.
Gli acidi polinsaturi, di cui il corpo umano ha bisogno, si trovano nelle PG 1 e 3 (positive e ottime), a condizione che siano crude: la cottura rompe i doppi legami insaturi e li ritrasforma in saturi, oltre che trasformare la parte lipidica in acreoline fegato-distruttrici.

ASPETTI ETICI
La morte del pesce è tra le più atroci che si possano immaginare, sia che vengano uccisi con la fiocina, l’arpione, il coltello o per asfissia nelle reti. La morte del pesce, in qualunque modo avvenga per opera dell’uomo, è un fatto ingiusto e crudele: le chiazze di sangue delle tonnare o la contorsione dei pesci in agonia nelle reti non hanno bisogno di commenti. Che dire degli animali dotati di zampe, che se non sono immobilizzati, quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente, che entra negli occhi ed in ogni cavità dell’animale, oppure arrostite sulla piastra, che schizzano via come saette?
Altrettanto tremenda e dolorosa è la morte per asfissia del pesce pescato con le reti: le convulsioni dell’animale che disperatamente cerca di riconquistare il suo ambiente vitale, sono la più palese manifestazione di dolore.
Per non parlare della pesca sportiva: vero e proprio passatempo per gente stupida, insensibile e crudele. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce che si contorce dallo spasimo e che lacera anche parte della testa è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene brutalmente estratto fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello per poi somministrargli con un pò d’acqua pochi grammi di ossigeno per prolungare il più possibile la sua vita e quindi la sua agonia.
Ma vi sono anche le mattanze delle tonnare: l’orrore che suscita l’enorme chiazza di sangue che, come una profanazione della vita, macchia l’azzurro intenso del mare, fa vergognare di appartenere alla specie umana.
E i pesci uccisi per congelamento? E quelli spasimanti in pochi centimetri di acqua nei mercati perché la gentile signora, o signore, possa deliziarsi il palato con il corpo di una creatura appena eviscerata da viva?
Non è forse raccapricciante l’idea degli acquari nei ristoranti in cui il cliente sceglie quale pesce farsi cucinare al momento decidendo vita o morte e sofferenza per una splendida creatura? Eppure i pesci non sono creature meno sensibili o meno intelligenti degli animali terricoli.
Molti pesci hanno intelligenza pari se non superiore a quella di molti animali terricoli.
I pesci sono dotati di sistema nervoso e quindi capaci come noi di percepire il dolore.
Il polpo ha un cervello molto sviluppato e l’intelligenza del delfino supera quella del cane e in moltissime circostanze ha salvato l’uomo da morte sicura, spesso da un attacco da parte di squali.
Il pesce è dotato di percezioni sofisticatissime (altro che radar) oltre che di quegli strumenti naturali che rendono capace il suo corpo di estrarre dall’acqua l’ossigeno di cui ha bisogno per vivere.
Il pesce ragiona, sente, vede, dorme, gioca, ha paura e quindi si nasconde. L’agilità e la velocità con cui si muove un pesce nel suo ambiente naturale ha qualcosa di affascinante e di prodigioso. La perfezione dei suoi occhi in grado di percepire chiaramente nell’acqua, la complessità delle sue branchie e dei suoi sensori ricettivi ed elaborativi, la squisita geometria delle sue squame, la gamma pressoché sconfinata dei suoi colori sgargianti, vengono per sempre annientate con la morte dell’animale quando viene privato dell’unica sua ricchezza, la vita, per un attimo di “piacere” che possono dare le sue carni martoriate. Se un qualsiasi essere vivente non fosse in grado di accusare il dolore, se non avesse paura della morte si autodistruggerebbe e nulla esisterebbe nel Cosmo. Il dolore, infatti, è ciò che accomuna tutti gli esseri viventi: è come una lancia puntata dietro la schiena di ogni creatura che la sprona ad avanzare sulla via dell’evoluzione acquisendo esperienza, memorizzando il pericolo e aguzzando l’astuzia in modo da sfuggire al predatore.
Se il pesce fosse necessario alla nostra buona salute come si spiega l’ottima condizione di coloro che non lo mangiano? Solo questo basta a capire che non vi è alcuna necessità di consumare pesce ma che ci sono moltissime ragioni per smettere di mangiare ciò che danneggia non solo la nostra salute, il nostro pianeta ma, soprattutto, la nostra coscienza.

La leggenda che il pesce faccia bene al cervello nasce il secolo scorso quando iniziarono i tentativi di spiegare in termini chimici i fenomeni dell’intelligenza umana. Friedrich Buchner(1824-1899) esaminando la composizione chimica del cervello di diversi animali, constatò che il cervello dell’uomo era quello più ricco di fosforo e poiché l’uomo era ritenuto l’animale più intelligente dedusse che il grado di intelligenza dovesse essere proporzionale alla quantità di fosforo presente nel cervello.
Nello stesso periodo il chimico francese Jean Dumas (1800-1884) analizzando la carne di diversi animali trovò che quella di pesce conteneva, sia pure in misura molto modesta, più fosforo di quella di altri animali. Ma fu il naturista Jean Luis Agassin (1807-1873) che dedusse senza alcun fondamento scientifico che il pesce fa bene al cervello umano. Non esistono vegetali privi di fosforo e molti di questi, come i legumi, contengono quantità di fosforo molto più elevate, le mandorle addirittura ne contengono più del doppio, in percentuale di parte edibile.
Ma questo non significa che quanto più fosforo contiene un alimento tanta più salute apporta al nostro organismo. Anzi è stato accertato che più è alto il contenuto di fosforo in un alimento più viene sottratto calcio all’organismo, perché il fosforo è sostanza acidificante. Non esiste la purché minima prova scientifica che il fosforo possa aumentare, anche minimamente, le facoltà intellettive della persona.

mercoledì 24 novembre 2010

Nasce prima il farmaco o la malattia?



Chi non va di corpo spontaneamente almeno
tre volte la settimana da oltre sei mesi è affetto da
stitichezza cronica. Chi l’ha detto? È una delle definizioni
che vanno sotto il nome di “criteri di
Roma” e che sono opera di vari team di esperti;
costoro si riuniscono periodicamente nella città
eterna per inquadrare i disturbi funzionali dell’intestino
e hanno descritto sinora 21 entità nosologiche
su cinque diverse regioni anatomiche
del tratto gastroenterico.

La rilevanza di questa impresa si può apprezzare,
per esempio, sulla base di uno studio
appena pubblicato. Un trial randomizzato e controllato
a doppio cieco con placebo ha appurato
che il tegaserod (agonista dei recettori della serotonina-
4, in commercio negli USA) produce una
evacuazione spontanea in più ogni due settimane
in chi soffre di stitichezza cronica, al costo di circa
100 $ per “evento” aggiuntivo. Sulla base di
evidenze come questa verrà presto approvato
anche in Europa.

Chi sorride, si ricreda. Questo farmaco è un
blockbuster, che dovrebbe rendere 1 miliardo di
dollari di fatturato l’anno al produttore. Con
queste prospettive di mercato, si spiega la generosità
con cui molte case farmaceutiche hanno finanziato
sin dalla fine degli anni Ottanta i gruppi
di specialisti che si riunivano a Roma, come pure
le associazioni di pazienti che si sono andate costituendo
per condurre azioni di lobby, sino a federarsi
nell’International Foundation for Functional
Gastrointestinal Disorders, i cui fondi
derivano per più del 90% dall’industria.
È un fiume di denaro che da quasi venti anni
alimenta e indirizza le attività degli specialisti che
stabiliscono le definizioni e gli standard, dei
medici che devono applicarli e dei pazienti che
promuovono la consapevolezza sui disturbi dell’alvo
e sulla loro importanza.

La ricompensa per alcuni degli investitori
sembrava già a portata di mano nel 2000,
quando la Food and Drug Administration
approvò l’alosetron, un farmaco indicato per la
sindrome dell’intestino irritabile a prevalenza
diarroica. Ma pochi mesi dopo il prodotto venne
prima ritirato, per la segnalazione di gravi effetti
collaterali tra cui alcuni casi di grave colite
ischemica, e poi riammesso in commercio con
severe restrizioni. Ora la storia si ripete, perché
anche il tegaserod, indicato invece per la forma
a prevalente stitichezza, è bersagliato dalla segnalazione
di importanti effetti avversi, tra cui
grave diarrea e ischemia.

Strategie per un blockbuster

Intanto, sin dal 2002 sul British Medical
Journal erano comparse rivelazioni, tratte da documenti
riservati di agenzie di comunicazione,
sulle strategie utilizzate dai produttori di farmaci
per inculcare nella mente dei medici e dei pazienti
la sindrome dell’intestino irritabile “come uno
stato di malattia a sé stante e rilevante” e “come
una patologia frequente e riconosciuta”.
La prima mossa, a livello locale, consiste nel
costituire un advisory board, nel quale figurino
anche opinion leader riconosciuti. Poi si passa a
sviluppare “linee-guida di buona pratica”, a
diffondere tra i medici una newsletter, ad avviare
un programma di “sostegno per i pazienti”, sino
a convincere tutti che la sindrome dell’intestino
irritabile è una “malattia seria e credibile”.
Riviste specializzate come Pharmaceutical
Marketing spiegano che questa strategia è la più
adatta per preparare le condizioni necessarie alla
creazione di un blockbuster (una molecola capace
di creare ricavi per oltre un miliardo di dollari
l’anno), obiettivo cui i colossi del farmaco non
possono rinunciare, pena la perdita di posizioni.
Si tratta propriamente di “vendere” innanzitutto
una malattia (disease mongering è il crudo termine
anglosassone), per creare un mercato potenziale
sufficientemente ampio ai prodotti che verranno
in seguito lanciati.

Nella vicenda della sindrome dell’intestino irritabile
ciò è stato realizzato con il percorso dei
“criteri di Roma”, in altri contesti si è provveduto
all’inserimento di una nuova entità e della sua definizione
in repertori come il Diagnostic and Statistic
Manual o l’International Classification of
Disease. In tutti i casi è necessaria un’azione coordinata
sui panel di esperti e sugli opinion leader
del settore, che infatti risultano avere legami
molto stretti con le industrie interessate in un’alta
percentuale dei casi.
Si arriva così a riformulare diverse esperienze
esistenziali in termini funzionali a progetti di
marketing, come è stato ben analizzato nel già
citato articolo del British Medical Journal, da cui
si riportano alcune trasformazioni dimostrative.

• La calvizie: da inconveniente ordinario a problema
medico.
• La fobia sociale: da malessere sociale o personale
a disturbo psichico.
• La disfunzione erettile: da difficoltà occasionale
a patologia frequente e diffusa.
• I disturbi dell’alvo: da fastidi leggeri a sintomi
di malattie gravi.
• La rarefazione dell’osso: da fattore di rischio a
malattia.

Da problema a malattia
Sono molti gli esempi di farmaci in cerca di
malattia, come personaggi pirandelliani.
Il meccanismo è ormai ben oliato e non
comporta che una entità nosologica venga inventata
di sana pianta. Anzi, la cosa fila meglio
se si parte da un problema reale, ma lo si ridefinisce
opportunamente. L’osteoporosi è un
processo fisiologico legato all’età, e rappresenta
realmente uno dei tanti fattori di rischio di
fratture. La si reinterpreta prima come malattia e
se ne dà poi una definizione su base strumentale
che conferisce alla diagnosi un elemento di obiettività,
stabilendo una soglia quantitativa necessariamente
arbitraria. In questo modo risulta
facile raggiungere tre obiettivi, tutti importanti
per il mercato:

• si riconduce la prevenzione delle fratture
(vero obiettivo di salute) al solo rinsaldamento
delle ossa;
• si riduce la molteplicità di possibili interventi
per rendere salde le ossa ai soli farmaci;
• si aumenta il numero di soggetti da trattare
per scongiurare una singola frattura.

Questo ultimo elemento, che costituisce una
misura del “mercato potenziale”, può essere poi
ciclicamente incrementato attraverso proposte di
riduzione della soglia oltre la quale si ritiene indicato
il trattamento. Poiché la funzione di rischio
è in genere di tipo continuo, è sempre possibile
formulare due affermazioni comunque vere:

• esiste un rischio anche sotto la soglia;
• anche se questo rischio è minore, riguarda un

più alto numero di casi che si potrebbero prevenire.
Un esempio importante in cui fattori di rischio
sono stati concettualizzati come malattie, e poi
definiti sulla base di soglie quantitative, che
vengono periodicamente rivedute al ribasso sulla
base delle affermazioni suddette, è quello degli accidenti
cardiovascolari: per colesterolo, pressione
arteriosa e glicemia negli ultimi venti anni sono
stati proposti numerosi livelli di intervento,
capaci di coinvolgere di volta in volta popolazioni
da trattare sempre più ampie.
Anche per questi processi di definizione
“quantitativa” di malattie, l’intervento dell’industria
è stato costante e capillare.
I sociologi e gli antropologi sono arrivati negli
ultimi decenni a dimostrare che i concetti di malattia
e le relative definizioni sono costrutti sociali,
e come tali storicamente ed etnicamente variabili;
si assiste però oggi al fenomeno inedito della costruzione
industriale della malattia, in genere su
scala globale e con finalità commerciali.


Bibliografia

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disorders. www.romecriteria.org/history.htm
2 Kamm MA, Muller-Lissner S, Talley NJ, et al. Tegaserod for
the treatment of chronic constipation: a randomized, double
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Gastroenterol 2005; 100: 362-72.
3 Kassirer JP. On the take. How medicine’s complicity with
big business can endanger your health. Oxford: University
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5 Moynihan R, Heath I, Henry D. Selling sickness: the pharmaceutical
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Pharmaceutical Marketing 2001; 6: 14-22.
7 Tombesi M. La prevenzione nella pratica clinica. Torino:
UTET, in press.
8 Chobanian A, Bakris GL, Black HL, et al. The seventh
report of the Joint National Committee on Prevention,
Detection, Evaluation and Treatment of High Blood
Pressure. JAMA 2003; 289: 2560-72.
9 Grundy SM. Implications of recent clinical trials for the
National Cholesterol Education Program Adult Treatment
Panel III Guidelines. Circulation 2004; 110: 227.
http://hin.nhlbi.nih.gov/ncep.htm
10 Good B. Medicine, rationality and experience. Cambridge:
University Press; 1994: 52-62.
98 EDITORIALE

AIFA - Ministero della Salute

LUCI E OMBRE DELLA MEDICINA TRADIZONALE





DI FRANCO LIBERO MANCO
luigiboschi.it

Nel 1535 Jacques Cartier salpò dalle coste della Francia diretto verso Terranova con un equipaggio di 110 uomini. In 6 settimane 100 uomini si ammalarono di scorbuto. Un indigeno disse loro di bere succhi dei frutti di un albero che crescevano in quella zona e gli uomini guarirono nel giro di pochi giorni. Da quell'episodio capitani di navi accorti e lungimiranti comandarono al loro equipaggio di consumare succhi di arancia e limone per scongiurare lo scorbuto. Ci volle molto tempo prima che il mondo medico accettasse questa semplice soluzione, ma alla fine nel 1795 dovette soccombere al buon senso e il succo di limone diventò obbligatorio nella dieta dei marinai.

Uno dei motivi per cui le infezioni sono così numerose in ospedale è che molti infermieri amano più gli antibiotici che lavarsi le mani. Quando nel 1843 Oliver W. Holmes suggeriva ai medici di cambiare gli indumenti e lavarsi le mani dopo aver visitato i pazienti affetti da febbre puerperale le sue richieste vennero completamente ignorate. Anche l'avvento dell'anestesia è stata per lungo tempo trascurata se non osteggiata dal mondo medico e venne ufficialmente accettata soltanto quando la regina Vittoria diede alla luce il principe Leopoldo sotto l'effetto del cloroformio. Fino al 1980 era prassi comune operare i bambini senza anestesia perché si riteneva che fossero incapaci di provare dolore.



Da dati riportati da vari libri e giornali, pare che oggi i medici causano più malattie e decessi del cancro o delle cardiopatie. Una persona su 6 si trova in ospedale a causa del medico. Le reazioni negative ai farmaci sono la quinta causa di morte negli Usa perché i medici non comprendono i pericoli associati ai farmaci. Il 40% delle persone che assume farmaci subisce pesanti effetti collaterali, daltronde nessuno può stabilire in anticipo quali saranno le conseguenze sulla salute di un farmaco lanciato sul mercato. Molte più persone vengono uccise dai farmaci prescritti che dall'uso illegale di droghe. Solo in Australia ogni anno vengono ricoverate quasi mezzo milione di persone perché dei medici li hanno fatti ammalare e 18.000 di questi muoiono ogni anno a causa di errori medici, tossicità dei farmaci, errori chirurgici ecc., mentre negli Usa i casi di mortalità a causa dei medici si aggira intorno alle 200.000 unità. E le cifre in Europa non sono più incoraggianti dove medici e medicine pare che uccidono più persone di tutti i tipi di cancro. In realtà i medici rappresentano una delle principale causa di malattie e morte molto più di tutti gli altri tipi di problemi messi insieme, compreso cancro e malattie cardiache.

Daltronde, come afferma la stessa rivista British Medical Journal, 6 trattamenti su 7 non sono supportati da prove scientifiche. Il problema di fondo è che gran parte della ricerca medica è organizzata, pagata, commissionata e sponsorizzata dall'industria farmaceutica che è fatta per produrre buone recensioni e non certo arrecare danno a se stessa. Pare che molti degli scienziati implicati sono pronti a modificare i risultati dei loro esperimenti se questi non danno i risultati sperati. Si calcola che almeno il 12% delle ricerche scientifiche siano false.

Anche gli esami e le analisi per le diagnosi mediche pare non siano affidabili: non riescono a prevedere l'andamento di una malattia nel 50% dei casi. Dei patologi hanno effettuato diverse centinaia di autopsie scoprendo che più della metà dei defunti era morto per una causa diversa da quella diagnosticata, praticamente aveva ricevuto un trattamento medico sbagliato. E se la vita media si è allungata (ma non certo il benessere della persona) ciò non è dovuto ai medici e alle medicine ma all'igiene, all'acqua corrente, al riscaldamento centralizzato, al poco lavoro, alla riduzione della mortalità infantile, alla carenza di guerre. Ci sono più malati oggi di quante ce ne siano stati in tutta la storia umana. In sostanza si può dedurre che dopo i 65 anni di età il cittadino è un peso per lo Stato e cerca di sostituirlo con chi produce.

Il numero delle persone che muoiono a causa dei medici è 4 volte maggiore di quello delle persone che muoiono per incidenti stradali. Praticamente il medico ha più probabilità di ucciderci della nostra automobile. In realtà i medici oggi sono solo un canale commerciale dell'industria farmaceutica e gran parte dei medicinali che prescrivono non si conosce gli effetti perché tutti i medicinali, nessuno escluso, sono sperimentati sugli animali. Insomma i medici uccidono più persone di quante non ne curino e causano più malattie e disagi di quanti ne riescano ad alleviare: il motivo è da ricercare nel fatto che la classe medica è in stretta alleanza con l'industria farmaceutica.

Almeno il 70% degli esami e dei test richiesti dal medico non sono necessari. Un sondaggio ha dimostrato che le analisi del sangue e delle urine consentono al medico di formulare una diagnosi esatta solo all'1% dei casi. Uno studio recente ha dimostrato che su 93 bambini cui erano state diagnosticate malattie di cuore solo il 15% erano realmente malati.

Se si dovesse classificare l'industria del cancro in base al suo fatturato sarebbe tra le più importanti del mondo; ma se la si dovesse considerare in base alla sua capacità di sconfiggere la malattia che si prefigge di combattere sarebbe tra le industrie più fallimentari del pianeta.

Nel 1970 una persona su 6 poteva ammalarsi di cancro; nel 1980 il rischio era raddoppiato; nel 1990 si arriva a circa il 40%. Non solo, oggi il tasso di sopravvivenza al cancro è lo stesso del 1950. I tempi della dichiarata guarigione dal cancro rientrano nei 5 anni: se una persona muore dopo 5 anni e un giorno il caso verrà considerato un successo. Sembra che lo scopo dominante sia tenere in vita il paziente per quei 5 anni. Uno studio approfondito ha dimostrato che i pazienti che avevano rifiutato i trattamenti convenzionali del cancro sono vissuti in media tre anni di più. In realtà la guerra contro il cancro è stata un fallimento come quella contro la droga. E i medici che osano consigliare terapie alternative, naturali, vengono sistematicamente isolati, scherniti, disprezzati.

I risultati delle ricerche mediche dipendono da chi le finanzia. Ma nessuno sembra interessato a scoprire perché ci si ammala di cancro, o di qualunque altra patologia: questo farebbe diminuire i profitti e il fatturato. Nessuno ha intenzione di far capire alla gente che il nostro organismo è in grado di neutralizzare, senza l'ausilio di medici e medicine, di 9 malattie su 10 .

Un gruppo di ricercatori ha esaminato le cartelle cliniche di 100 pazienti: solo il 53% degli infarti era stato diagnosticato. Nel corso di uno studio è stato chiesto a 80 medici di esaminare un modello di seni femminili al silicone: i medici sono riusciti a trovare solo metà dei noduli anomali nascosti. Un altro studio ha dimostrato che su pazienti in punto di morte una diagnosi su 4 era sbagliata e che il 70% dei deceduti sottoposti ad autopsia presentavano patologie gravi mai state diagnosticate. In un altro studio avente per oggetto 400 autopsie in più della metà dei casi era stata formulata una diagnosi sbagliata. Anche gli errori della lettura di raggi X si aggira intorno al 30% e anche quando le radiografie vengono visionate una seconda volta solo un terzo degli errori commessi viene individuato.

Nel 1950 un bambino su 14 si ammalava di cancro; nel 1985 la cifra era salita a uno su 4 e nonostante gli ingentissimi finanziamenti le industrie ricercatrici non sembrano provare il minimo imbarazzo per l'abissale fallimento, anzi continuano a chiedere altri e poi altri fondi. In realtà la scienza medica non sa come affrontare il cancro. Se una persona ammalata di cancro e si fa visitare da tre medici diversi riceverà sicuramente tre diverse terapie.

Il problema è che la quasi totalità dei medici non accetta che ci sia un legame tra stile di vita e malattia, tra cibo e cancro, anche se la National Academy of Sciences afferma che il 60% dei casi di cancro nelle donne e il 40% negli uomini sono collegati a fattori nutrizionali. Anche la Britisch Medical Association calcola che almeno un terzo dei casi di cancro è attribuibile all'alimentazione, anche se il legame tra grassi-proteine animali e cancro è ormai inconfutabile. Negano l'esistenza tra stress e sistema immunitario, tra tossiemia e malattie congenite. Ma i medici si ostinano a ignorare tale equazione e si rinnova la nemesi karmica che da millenni grava sulla classe medica, a danno della popolazione.

Fin da quando fu introdotta la mammografia al seno mediante raggi X i medici si accorsero che poteva procurare più casi di cancro di quanti non ne rilevasse. Ogni dose media di raggi X equivale ai danni di 6 sigarette.

Alcuni studi negli Usa hanno dimostrato che l'incidenza del cancro in una determinata zona di un determinato paese aumenta con il numero dei medici presenti in quella zona. La propensione per la radiografia da parte dei medici forse spiega tale fenomeno.

Spunti tratti dal libro "Come impedire al vostro medico di nuocervi" di Vernon Coleman

Ma anche se il meccanismo instaurato in campo medico ha allontanato i medici dal principio ippocratico che recita "Primo non nuocere", ritengo ingiusto trascurare l'importante contributo della medicina e di molti medici i quali, con vero spirito di sacrificio personale, in molte circostanze risultano determinanti per alleviare sofferenze e salvare molte vite, specialmente nei casi di emergenza. L'operato dei medici dovrebbe essere improntato a combattere le cause delle malattie e considerare simultaneamente l'entità umana in tutte le sue componenti fondamentali ed quindi uscire della logica settoriale e dei sintomi in una visione olistica in cui la medicina naturale rientra come branca insostituibile e complementare per il bene integrale dell'uomo.

"Un medico è un uomo che viene pagato per raccontare delle fandonie nella camera del malato, fino a quando la natura

non l'abbia guarito o i rimedi non l'abbiamo ucciso" (A. Furetière).

"Un terzo di ciò mangiamo serve a vivere, gli altri due terzi a far vivere i medici" (Papiro egiziano).

Franco Libero Manco
Fonte: www.luigiboschi.it
Link: http://www.luigiboschi.it/?q=node/34233

venerdì 22 ottobre 2010

LA FUNZIONE DELLA TELEVISIONE




Di Solange Manfredi




Al Qaeda, sventati piani attacchi in Francia, Germania e Gb

Niger: Francia attende richieste di al-Qaeda su ostaggi

‎Afghanistan/ Inglese rapita, i talebani vogliono 'Lady Al Qaida'

‎Islamabad: ucciso il capo di al Qaida in Afghanistan e Pakistan

Donne kamikaze, Europa a rischio ''Al Qaeda punta a terrorizzarci''

‎Mali, due civili uccisi in raid Mauritania contro al Qaeda

‎Yemen, esercito libera la provincia di Shabwan da milizie di al-Qaeda

‎Niger: Kouchner, al Qaeda probabile responsabile rapimento francesi

‎Allarme negli Usa: Al Qaida cerca terroristi già residenti

‎IRAQ: AL-QAEDA RIVENDICA DUPLICE ATTENTATO DI DOMENICA A BAGHDAD

Questi sono solo alcuni dei titoli comparsi in questa settimana sui principali quotidiani nazionali.

Il problema è che Al-Qaeda non esiste più almeno dal 2002.

Proprio così.



A dirlo non sono io, ma, come già evidenziato da un precedente articolo di Maurizio Blondet (http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=9625:lal-qaeda-non-esister-i-servizi-francesi-parlano&catid=27&Itemid=133) il capo dei servizi segreti francesi davanti al senato: “Il 29 gennaio 2010 la Commissione Affari Esteri convoca Allain Chouet, già capo della DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure, il controspionaggio francese) per dare una sua valutazione sul «Medio Oriente nell’ora del nucleare». Ecco come esordisce monsieur Chouet:

«Come molti miei colleghi professionisti nel mondo, ritengo, sulla base di informazioni serie e verificate, che Al Qaeda è morta sul piano operativo nelle tane di Tora Bora nel 2002….Sui circa 400 membri attivi dell’organizzazione che esisteva nel 2001, meno di una cinquantina di seconde scelte (a parte Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri che non hanno alcuna attiduine sul piano operativo) sono riusciti a scampare e a scomparire in zone remote, vivendo in condizioni precarie, e disponendo di mezzi di comunicazione rustici o incerti».

«Non è con tale dispositivo che si può animare una rete coordinata di violenza politica su scala planetaria. Del reso appare chiaramente che nessuno dei terroristi autori degli attentati post-11 settembre (Londra, Madrid, Sharm el-Sheikm, Bali, Casablanca, Bombay, eccetera) ha avuto contatti con l’organizzazione. …..Tuttavia, si deve constatare che tutti, a forza d’invocarla ad ogni occasione e spesso fuori proposito, appena un atto di violenza è commesso da un musulmano, o quando un musulmano si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato, o anche quando non ci sono musulmani affatto (come negli attentati all’antrace in USA), a forza d’invocarla di continuo, certi media o presunti “esperti” di qua e di là dell’Atlantico, hanno finito non già di resuscitarla, ma di trasformarla come quell’Amedeo del commediografo Eugene Ionesco, quel morto il cui cadavere continua a crescere e a occultare la realtà, e di cui non si sa come sbarazzarsi».


Dunque Al qaeda non esiste più sin dal 2002. Eppure i nostri media, i nostri governi, se non ogni giorno, sicuramente ogni settimana ci ripropongono questo nemico inesistente. Perché?

La risposta è semplice: perché siamo gli obiettivi di una guerra psicologica e, in questo caso, la tecnica utilizzata si chiama “MECCANISMO DELLA RIPETIZIONE” (si ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale).

La Guerra psicologica consiste nell'uso pianificato di operazioni psicologiche allo scopo principale di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamento delle masse.

Condizione necessaria perché le operazioni di guerra psicologica possano aver successo è quella di creare nella “popolazione obiettivo” frustrazione insicurezza e paura. Queste condizioni, infatti, riducono l'uomo ad uno stato di sottomissione in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa non solo prevedibile ma “sagomabile”.

Per creare frustrazione, insicurezza e paura si devono creare all’interno del paese le seguenti condizioni:

Inflazione

tassazione non equa

concussione e corruzione

scarsezza di uomini nelle forze dell’ordine

appoggiare forme di sanzione o altro

scarsezza di necessità primarie come di abitazioni e altro

fomentare l'intolleranza razziale e religiosa

disunità politica e mancanza di fiducia nei capi

mancanza di risorse che possono sostenere l'economia

azioni di terrorismo e di violazione dei diritti umani

Create queste condizioni l’operatore di guerra psicologica può iniziare il suo lavoro.

I mezzi primari di manipolazione mentale sono la scuola, televisione e l’industria dell’intrattenimento (altri sono la droga, l’alcool, gli psicofarmaci e l’alimentazione).

Della scuola abbiamo già parlato in un precedente articolo sottolineando come questa operi per:

 Insegnare lo stretto necessario perché la popolazione possa essere produttiva nei termini e nei modi voluti dal potere;

 imporre sistemi d’istruzione che sono volti a uniformare e conformare la popolazione evitando accuratamente di insegnare le materie che sviluppino la capacità di ragionamento (dialettica, retorica, logica, ecc.), ovvero quelle materie che sviluppano il pensiero critico, autonomo;

 instillare nei giovani quei preconcetti, pregiudizi e stereotipi su cui poi conformeranno tutte le loro esperienze.

La funzione esercitata dalla scuola, che ha il vantaggio di poter agire sui bambini e giovani, maggiormente ricettivi all’instillazione di pregiudizi e stereotipi, è importantissima dal momento che l’operatore di guerra psicologica, per poter operare con successo, deve poter contare su una popolazione che risponde a determinate sollecitazioni, ovvero per poter manipolare deve conoscere il modello di comportamento della popolazione, i modi di comunicazione, le motivazioni poste alla base del loro agire.

Preparato il terreno dalla scuola, arriva la manipolazione attraverso i media. Strumento fondamentale di guerra psicologica dal momento che la nostra mente, tendenzialmente pigra, è attratta da tutto ciò che non richiede lo sforzo di pensare. Oltre a ciò è mediamente consapevole di di 200 bits di informazioni su 400 miliardi che il cervello elabora in un secondo. Ovvero siamo consapevoli di mezzo miliardesimo di ciò che avviene nel nostro cervello. Tutto il resto ci condiziona senza che ce ne accorgiamo.

Le principali tecniche di manipolazione attraverso i media sono:

 creare un messaggio credibile

 usare il linguaggio giusto

 creare un ampio numero di fonti di informazione

 creare “opinion leader”

 attivare il meccanismo della ripetizione

 operare debunking.

Vediamole nel dettaglio

CREARE UN MESSAGGIO CREDIBILE.

L’operatore di guerra psicologica che, come abbiamo detto, conosce gli schemi su cui si muove la popolazione, deve creare messaggi credibili. Attenzione il messaggio deve essere credibile, non vero. Anzi, spesso, la verità toglie credibilità al messaggio. Le menzogne sono più attraenti della verità perché fanno leva sulle nostre speranze, sui nostri pregiudizi, ecc... La verità, invece, ha la sconcertante abitudine di metterci davanti all’imprevisto, a ciò a cui non eravamo preparati e che, tendenzialmente quindi, rifiutiamo. L’operatore di guerra psicologica, che sa perfettamente che la maggior parte del pubblico non è alla ricerca della verità, ma di ciò che le permette di non uscire dagli schemi psichici indotti, su queste basi manipola la realtà. Facciamo un esempio.

La sera del 10 aprile 1991 140 persone morirono bruciate sul Moby Prince davanti al porto di Livorno. Se domandi a qualcuno cosa causò la tragedia ancora oggi ti senti rispondere: c’era una fitta nebbia, l’equipaggio, davanti alla televisione a vedere la semifinale di Coppa delle coppe juventus Barcellona, e non si è accorto della petroliera Agip Abruzzi entrando con questa in collisione. Tutto ciò è falso. Dagli atti e documenti processuali è emerso che:

- quella sera la visibilità era perfetta, nessuna nebbia né prima, né durante né subito dopo la collisione (come dimostrano foto, e video amatoriali, uno dei quali trasmesso anche dal TG1);

- nessuno dell’equipaggio stava guardando la partita (nella cabina di comando non vi erano televisori);

- l’impatto non è stato improvviso. Tutti i passeggeri erano nel salone De Lux (stanza provvista di porte tagliafuoco) con bagagli e giubbotti di salvataggio. Questo significa che erano stati richiamati dalle cabine presso cui si trovavano, alcuni stavano mettendo a letto i bambini visto che tutto è successo dopo le dieci di sera, invitati a rifare i bagagli, indossare i giubbotti e radunarsi nel salone, là dove sono stati trovati. Nessuno dei corpi presentava traumi.

Difficile conciliare tutto ciò con un impatto improvviso causato dalla negligenza dal personale che guardava la partita, ma nella memoria collettiva è rimasto quella notizia: la tragedia è avvenuta perché l’equipaggio guardava la partita di calcio. Perché? Perché il messaggio selezionato dall’operatore era assolutamente credibile, mezza Italia si ferma davanti ad una semifinale di Coppa delle Coppe.

USARE IL LINGUAGGIO GIUSTO.

Come abbiamo accennato l'uomo vede il mondo in termini di precedenti esperienze, pregiudizi e stereotipi. Oltre a ciò, avendo una mente tendenzialmente pigra è attratto da tutto ciò che gli permette di ridurre problemi complessi in formule semplicistiche (tecnica che serve anche a costruire ed alimentare a dismisura il nostro ego facendoci credere di essere intelligentissimi e di aver capito tutto). L'operatore di guerra psicologica risponde a questa esigenza usando le parole.

Gli stereotipi sono parole o frasi così intimamente associate ad idee o credenze comunemente accettate da essere di per se stesse convincenti senza bisogno della ragione o dell’apporto dell’informazione. Esse fanno appello a quelle emozioni quali l’amore per la patria, il desiderio di libertà, ecc.. Ovvero si accettano senza sottoporle ad un ragionamento operando su di esse un transfert. Proprio per questo gli stereotipi sono lasciati volutamente vaghi, affinché l’uditore possa interpretarli in maniera personale.

Anche in questo caso facciamo un esempio. I nostri telegiornali, parlandoci del conflitto in Iraq usano il termine "guerra di liberazione", in realtà si tratta di una guerra di aggressione preventiva, illegale e criminale secondo il diritto internazionale. Le truppe dei paesi invasori al telegiornale diventano “truppe alleate”, mentre i combattenti iracheni vengono definiti "fedelissimi di Saddam", per condizionare i telespettatori e far pensare che siano uomini che combattono per difendere un criminale, non il loro paese.

CREARE AMPIO NUMERO DI FONTI DI INFORMAZIONE

L'uditorio non deve avere la sensazione di essere controllato. L’operatore di guerra psicologica crea, quindi, un ampio numero di fonti d’informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, ma condizionare tutti allo stesso modo, così da dare la sensazione all’obiettivo di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi (basti pensare ai telegiornali, non solo danno le stesse notizie, ma, spesso, hanno anche la stessa scaletta).

CREARE "OPINION LEADERS"

L’operatore di guerra psicologica sa perfettamente che gli “opinion leaders”, hanno il potere di influire sull’opinione pubblica quanto le personalità politiche ed allora li crea. Sono quelle persone che compaiono in tutte le trasmissioni televisive e la cui fama viene costruita dai media. Vengono presentati come esperti del settore, opinionisti, ma difficile per il telespettatore dire se l’opinionista sia diventato esperto del settore perché è comparso in televisione o sia comparso in televisione perché realmente era un esperto del settore.

ATTIVARE IL MECCANISMO DELLA RIPETIZIONE.

Creata la realtà voluta l’operatore di guerra psicologica deve attivare il meccanismo della ripetizione, ovvero deve ripetere un fatto non vero così spesso da farlo diventare reale, come nel succitato caso di Al Quaeda.

OPERARE DUBUNKING.

Il debunking è una forma di manipolazione che consiste nello smontare e confutare teorie ed informazioni che vanno contro l’informazione (leggi manipolazione) ufficiale, ovvero la c.d. controinformazione.

L’opera del debunker è di fondamentale importanza per la guerra psicologica, egli opera con messaggi semplici, prevalentemente diretti a livello emotivo con ganci diretti all’inconscio, ovvero a quei pregiudizi e stereotipi inculcati sin dai tempi della scuola e rinforzati quotidianamente dai media.

Normalmente il messaggio teso a screditare la fonte di controinformazione del debunking si apre con un attacco sul piano personale, ovvero etichettando la persona con insinuazioni varie. Le principali etichette sono: bugiardo, paranoico, complottista, affetto da delirio di persecuzione, mitomane in cerca di pubblicità, Euroscettico, conservatore, nazionalista, xenofobo, razzista, fascista, sionista, antisemita, fondamentalista, comunista, ecc..

Tali parole (etichette) hanno la capacità, inserendosi in automatismi creati sin dalla scuola, di “impermeabilizzare” la nostra mente , ovvero neutralizzare a priori ogni possibile apporto ad un pensiero diverso.

Queste sono le principali tecniche di manipolazione mentale.

Ora che si conoscono le tecniche ci si può difendere. Come? Ad esempio:

- quando i media trasmettono notizie come quelle su Al-Quaeda ci si deve domandare cosa vogliono ottenere terrorizzando la popolazione. Vogliono far passare leggi che elidano ancora di più i diritti fondamentali dei cittadini? Si tratta di un “falso bersaglio”, ovvero desiderano attirare l’attenzione della massa su un fronte per operare indisturbati su un altro?

- Quando una persona in un dibattito non confuta i fatti ma si affida a frasi generiche e banali con ganci chiaramente emotivi si deve cambiare canale ed approfondire personalmente la questione. Stessa cosa si deve fare tutte le volte che qualcuno, invece di contestare nel merito un’affermazione, attacca sul piano personale etichettando l’interlocutore allo scopo di delegittimarlo;

- si deve analizzare sempre il contenuto di ciò che viene detto, ovvero verificare se si tratta solo di forma (parole inutili e stereotipi) o vi è anche sostanza, ecc…

Gli esempi potrebbero essere infiniti ma tutto si riduce, in fondo, ad una sola cosa: ci dobbiamo riappropriare della capacità di pensare.

Fonte http://paolofranceschetti.blogspot.com


I servizi segreti nell'ambito dei tre poteri dello Stato.


Ovvero: La bufala della teoria della tripartizione.

Paolo Franceschetti



Sommario. 1. Premessa. La teoria della tripartizione. 2. Come funzionano i servizi segreti in teoria. 3. Come funzionano i servizi segreti in pratica. 4. Il vero potere dello Stato: il potere economico. 5. Conseguenze e ricadute giuridiche. 6. Conclusioni e prospettive di riforma. 7. Una storia finale.




1. Premessa. La teoria della tripartizione.
Come abbiamo più volte sottolineato in questo blog, e come è noto a chi si informa da fonti non ufficiali, ogni cittadino, non solo italiano, viene bombardato di false notizie fin dall’infanzia, in modo che non abbia chiara la percezione di come funziona il mondo.
La disinformazione fa da padrona anche nell’Università, che in teoria dovrebbe essere il tempio del sapere.
Per quanto riguarda la facoltà di legge, una delle bufale che ci propinano fin dal primo anno, all’esame di diritto costituzionale, è quella della teoria della tripartizione.



Questa teoria risalirebbe a Montesquieu, e sarebbe valida ancora oggi perché lo stato moderno sarebbe fondato, secondo tutti gli studiosi concordi, sui suoi principi.

In base ad essa i poteri dello Stato sarebbero tre:
legislativo (il parlamento);
esecutivo (il governo);
giudiziario (la magistratura).

Tale teoria la troviamo trasposta anche nella Costituzione, ove la parte II si intitola infatti “Ordinamento della Repubblica”, ed è divisa in: Parlamento, Governo, Magistratura.

Questi tre poteri sarebbero direttamente riconducibili alla volontà popolare, secondo l’articolo 1 che enuncia: “la sovranità appartiene al popolo”.
Il popolo infatti eleggerebbe i rappresentanti in parlamento: i politici eletti farebbero le leggi; il governo dovrebbe eseguire le leggi; e la magistratura dovrebbe vigilare sulla corretta applicazione delle leggi.
Tutti i poteri in altre parole discenderebbero dal popolo, che sarebbe, appunto, sovrano.

Questa ricostruzione è una balla colossale per due ragioni.
Anzitutto perché in realtà il popolo non è affatto sovrano, in quanto non ha il potere di scegliere i suoi rappresentanti; le ultime leggi elettorali, infatti, hanno completamente azzerato il rapporto diretto tra eletti ed elettori.
In secondo luogo, i politici dipendono strettamente dal potere economico, e dai servizi segreti, di cui eseguono supinamente le direttive.

Se ciò che dico pare esagerato, vediamo di affrontare meglio la questione.

2. Come funzionano i servizi segreti in teoria.
I servizi segreti, in ogni paese, sono quegli organi deputati alla difesa dello Stato, con il compito di raccogliere informazioni rilevanti per il governo e il parlamento; la loro particolarità è che possono agire anche con mezzi non ortodossi, ovverosia illegali, commettendo reati. E dispongono di fondi, molti dei quali fuori da ogni controllo istituzionale.

Per capire come funzionano i servizi segreti sono fondamentali due libri: quello di Aldo Giannuli, divulgativo e di facile lettura, che ne spiega il funzionamento in teoria (sia pure con molti esempi pratici); e quello di Giuseppe De Lutiis, I servizi segreti in Italia, che traccia la storia dei nostri servizi segreti, dimostrando, dati e fatti alla mano, come tale organo abbia influenzato la politica italiana nel corso di questi ultimi decenni, a tal punto che si può affermare che sono loro il vero motore del paese.

Partiamo da una prima constatazione. I servizi segreti sono denominati in realtà “servizi di informazione”.
I loro nomi sono infatti attualmente AISE (agenzia di informazioni e sicurezza esterna) e AISI (agenzia di informazioni e sicurezza interna).

Il vero compito di un servizio segreto, infatti, non è solo uccidere, combattere i servizi segreti di altri paesi, sventare attentati, sequestrare e uccidere politici come Moro, ecc. Quella è una parte poco rilevante dell’attività dei servizi, tra le meno importanti.

L’attività principale di un servizio segreto è quella di raccogliere informazioni.
In teoria un servizio segreto (un servizio segreto vero, intendo), che sia al soldo di un governo veramente democratico, dovrebbe raccogliere informazioni su chiunque (anche semplici cittadini, perché no? nonché politici, magistrati, ma soprattutto su criminalità organizzata, terrorismo, ecc.) e poi relazionare al governo, o agli organi che lo richiedono, affinché si neutralizzino i pericoli per la democrazia e il paese.
Il compito di neutralizzare i pericoli non spetta poi al servizio segreto, ma a tre organi diversi:
1) alla polizia (quando si tratta di pericoli derivanti dalla criminalità comune),
2) all’esercito (quando il pericolo deriva da uno stato estero),
3) o al parlamento.
Ad esempio: i ministri di un governo da poco insediato, con politici magari al loro primo incarico, saranno completamente all’oscuro dei pericoli derivanti da stati esteri, del modo di agire delle varie mafie, delle cellule terroristiche presenti nel territorio, ecc.
Spetterà quindi ai servizi segreti fare relazioni sui pericoli prioritari per la sicurezza nazionale, allertare chi di dovere di eventuali infiltrati negli apparati di governo, ecc.
E in base a queste informazioni il governo deciderà poi dove e come stanziare fondi, se per la lotta alla droga, alla mafia, al terrorismo, ecc., le zone in cui operare, ecc.

In tal modo è ovvio che si influenza in modo decisivo la linea di politica interna ed esterna.

Ora, date queste caratteristiche, le loro operazioni, nelle mani giuste (cioè con i politici giusti e con le leggi giuste) possono trasformare un paese in un’oasi di sicurezza e di pace.
In uno Stato realmente democratico, ove i funzionari dei servizi fossero scelti per meriti, per lealtà allo Stato, e per onestà, il servizio segreto sarebbe un organo vitale per la difesa dei cittadini e della democrazia.

3. Come funzionano i servizi segreti in pratica.
Fin qui la teoria.
Nella pratica però inizia il problema.
Nelle mani sbagliate i servizi segreti possono trasformarsi in un micidiale strumento di morte e di sopraffazione della popolazione.
Dal momento che sono in possesso di informazioni vitali su stati esteri, criminalità interna ed esterna, cittadini, politici, aziende, ecc., possono condizionare a loro piacimento la politica del paese.

Se i servizi segreti utilizzano male il loro potere, possono distorcere le informazioni, e piegare gli organi costituzionali, siano essi il governo, il parlamento o la magistratura, ai loro scopi.

Inoltre, potendo operare nell’illegalità, e potendo trincerarsi dietro al “segreto” apposto sulle loro operazioni, possono compiere qualsiasi tipo di operazione illegale.


Qui nasce il pericolo.

Infatti il servizio segreto ha il potere di inventare pericoli inesistenti; di minimizzare il rischio derivanti da singoli settori della criminalità, ecc.
Inventando pericoli militari inesistenti possono ad esempio far affluire soldi al ministro della difesa piuttosto che a quello dell’istruzione.
Minimizzando la potenza delle varie mafie distoglieranno fondi dalle forze di polizia, ecc.
Confezionando scandali ad hoc potranno far saltare poltrone, promuovere la nomina di determinate persone; possono uccidere testimoni scomodi, possono distruggere organizzazioni politiche infiltrandole ed eterodirigendone i fini, possono ricattare.

E questo pericolo è tanto più concreto, quanto più il sistema di reclutamento dei funzionari dei servizi sia poco trasparente e corrotto; ora, dal momento che è noto il grado di corruzione a tutti i livelli, dei politici e dei funzionari pubblici in generale, va da sé che con lo stesso metodo saranno reclutati i dipendenti del servizio segreto.
Con quale risultato è facile immaginare. E’ sufficiente rammentare alcuni fatti:

- in ogni strage italiana, da Capaci, a Portella della Ginestra, passando per casi eclatanti come il sequestro Moro, c’era sempre dietro lo zampino dei servizi che – quanto meno – hanno depistato e deviato le indagini.

In alcuni casi, come quello del sequestro Moro, c’è praticamente la certezza che i servizi abbiano organizzato e condotto tutto il sequestro, come abbiamo avuto modo di vedere proprio su questo blog.

Per le stragi di Capaci e via D’Amelio, è praticamente provato che il telecomando che fece saltare in aria Borsellino fu azionato dal Cerisde di Palermo, situato a Castel Utveggio, sede dei servizi segreti; e che dalla stessa sede partì la telefonata che avvertì Brusca dell’arrivo di Falcone a Punta Raisi.
Di più. La strage di Via D’Amelio pare sia stata organizzata dai SOLI servizi segreti, senza la mafia, che si è solo presa la colpa, così come a suo tempo i brigatisti rossi si presero la responsabilità del sequestro Moro (ma è stato dimostrato che i brigatisti più noti erano in realtà uomini dei servizi).

E questi sono esempi.

In compenso non esiste una sola strage in Italia, o un solo evento importante, che i servizi segreti abbiano contribuito a risolvere, facendo arrestare i colpevoli.
Anzi. Nei vari processi per strage italiani, da Ustica a Piazza della Loggia al Mostro di Firenze, si riscontra sempre, inevitabilmente, con una precisione quasi chirurgica, la morte di tutti i testimoni chiave, degli investigatori, ecc. Sono morti per incidenti, per malori improvvisi, ecc., ma – come abbiamo trattato diffusamente in molti articoli del nostro blog – si tratta di morti effettuate con la stessa tecnica, con le stesse modalità, con la stessa tempistica, addirittura con identici simbolismi; e queste morti non sono attribuibili alla mafia, o alla criminalità organizzata in genere. Tecniche così sofisticate e precise possono essere il frutto unicamente di un lavoro effettuato dai servizi segreti.

Ricordiamo poi vicende come quella del Generale Santovito, imputato nel traffico d’armi in una vicenda che coinvolgeva OLP e BR, morto prima della sentenza.
O quella del generale dei ROS Ganzer, condannato a 14 anni per traffico di stupefacenti; poi i depistaggi dei servizi nella vicenda Toni e De Palo, ecc.
L’elenco è infinito e potrebbe continuare a lungo.

- i funzionari dei servizi corrotti, o implicati in qualche scandalo, sono stati non arrestati e degradati, come dovrebbe essere, ma addirittura promossi o collocati in posti di prestigio. Ricordiamo ad esempio il caso del generale Mori che, messo sotto inchiesta per la mancata perquisizione al covo di Riina, è stato prima nominato capo della sicurezza del Porto di Gioia Tauro, e poi capo della sicurezza del Comune di Roma, da Alemanno.

Il generale Miceli, capo del SID, arrestato per cospirazione contro lo stato, e sospettato di essere coinvolto in attentati, stragi, nel Golpe Borghese e delitti vari (in quanto faceva parte dell'organizzazione Rosa dei venti), coinvolto nella P2, fu assolto e promosso a generale d'armata. E, giusto per non farsi mancare niente, come ulteriore premio fu eletto deputato nell'MSI.

A questi dati ne dobbiamo aggiungere un altro:

- I vertici dei servizi, per anni, sono stati anche membri della P2 o della massoneria. Nella lista della P2 c'erano 22 generali dell'esercito e 12 generali dei Caraninieri. Nonché tutti i vertici dei servizi segreti, Miceli, Santovito, Pelosi, Allavena, Grassini, La Bruna.

Che significa questo?
Significa che è fortissimo il legame tra servizi segreti e massoneria. Per dirla tutta, e con parole chiare, il sospetto è che i servizi segreti dipendano in realtà non dal ministro in carica, ma dai vertici della massoneria. E che cariche, compiti, fini, siano decisi non a livello politico ma massonico.

I risultati pratici ed operativi di questa situazione possono essere riassunti con alcuni esempi.

Si deve far saltare la poltrona su cui siede Marrazzo? Ecco confezionato ad hoc lo scandalo dei trans. La firma dei servizi è inequivocabile, non solo per la tecnica usata, ma anche perché il luogo dello scandalo era quella famosa via Gradoli, dove dicono fu tenuto Moro prigioniero, che altro non è se non uno stabile di proprietà dei servizi segreti.

Si deve mandare un pesante avvertimento ad Andreotti? Ecco lì belli e pronti alcuni falsi pentiti che dichiarano pure di aver visto Andreotti baciarsi con Riina. Beninteso: non sto dicendo che le accuse mosse ad Andreotti fossero false. Sto solo dicendo che ad essere falso era in realtà il processo, perché i sospetti sulle collusioni di Andreotti con la mafia (per non dire le certezze) esistevano da molto tempo (dai tempi in cui Nando Dalla Chiesa scrisse “Delitto imperfetto”). Il punto è che le accuse sono emerse solo dopo molto tempo, e solo quando si trattava di punire Andreotti per ben altri motivi; motivi tutti interni alla massoneria internazionale, e che nulla hanno a che vedere con ragioni come legalità e giustizia.

Stessa cosa è stata fatta per Berlusconi. Le accuse di collusioni con la mafia ci sono da anni; sono note le vicende di Mangano, la condanna di Dell’Utri per associazione a delinquere di stampo mafioso, ecc., ma la notizia delle collusioni tra mafia e Forza Italia è stata sparata su tutti i giornali e sulle stesse TV di Berlusconi solo al momento giusto, quando cioè si trattava di dare un ulteriore colpo a Berlusconi, per affossarne la leadership. C’è poco da dubitare che le dichiarazioni del pentito Spatuzza (irrilevanti a livello giuridico, come abbiamo detto in un altro nostro articolo) siano un’operazione ben congegnata dei servizi.

Si deve mandare un messaggio trasversale, un ricatto, una minaccia? Ecco pronto il dossier sull’acquisto irregolare di una casa per Fini, per D’Alema, e per chiunque, detto in parole povere, rompa i coglioni.

E' nata un'organizzazione politica che si impegna troppo nel sociale? E' stato creato un centro sociale che potrebbe attivarsi troppo per far capire alla gente come funziona il sistema?
Ecco inviati un bel po' di infiltrati dei servizi, che in poco tempo distruggono l'organizzazione, o la rendono innocua uccidendo o mettendo fuori gioco i membri più pericolosi. Qualche esempio pratico? Eccolo.

Forza Nuova ha un programma troppo smaccatamente antisistema e troppo pericoloso? Ecco belli pronti e confezionati degli articoli di giornale che li presentano come razzisti e fascisti; ecco confezionato qualche bell'incidente che coinvolga i forzanovisti, magari con qualche morto (come quello di Nicola Tommasoli) in modo che la gente associ il nome di Forza Nuova a quello di razzisti assassini. Non a caso Forza Nuova è l'unico movimento che si batte avendo tra i 9 punti del suo programma ufficiale l'abolizione dei servizi segreti.

Il centro sociale Leoncavallo è troppo attivo? Ecco qui belli e pronti incidenti stradali per i più pericolosi:
- un bel suicidio per l'avvocato del Leoncavallo, Lucio Yassa;
- una morte tra le fiamme, per Betty Altomare;
- un assassinio per Fausto e Iaio (ovviamente attribuito ai fascisti), ecc.
- Se poi qualche giornalista, come Mauro Brutto, inizia a sospettare che dietro ai due omicidi non ci sono i fascisti, ma i servizi segreti, no problem: lo si fa investire da una Simca 1100 che toglie di mezzo il rompicoglioni.

Delle morti sospette nei centri sociali ne abbiamo parlato più diffusamente qui.:

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/lettere-da-una-lettrice-sui-centri.html

L’immenso potere dei servizi spiega, ad esempio, come possa essere eletto parlamentare un politico come D’Elia, che si è fatto venti anni di galera per aver ucciso a sangue freddo un poliziotto; non perché – come ha detto il prode difensore dei deboli Bertinotti – è un uomo che ha pagato il suo debito con la giustizia, ma perché era un uomo dei servizi, che ha agito sotto copertura, e che poi è stato premiato per il “servizio” reso ai “servizi”.

4. Il vero potere dello Stato: il potere economico.
A questo punto però c’è da rispondere ad una domanda fondamentale.
A chi rispondono i servizi?
Se è vero infatti che sono questi l’organo più potente dello Stato, è anche vero che essi non hanno finalità proprie, ma dipendono a loro volta da altri poteri.
Per rispondere occorre conoscere la storia, il diritto, e la cronaca giudiziaria, per capire che sono tre gli enti cui fanno realmente capo i servizi, ma nessuno di essi è un organo regolare.
Andiamo con ordine.

Dal punto di vista giuridico, occorre leggere la nostra Costituzione e alcune leggi che riguardano gli organi statali più importanti, e allora è facile individuare la prima risposta: le banche. Senza leggere teorie complottiste o autori notoriamente antisistema, è sufficiente leggere la legge con cui viene regolato il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE, per capire che sono le banche i veri padroni del sistema in cui viviamo (capisaldi di questa legislazione delirante sono: le immunità di cui godono gli amministratori della BCE, la completa indipendenza da parlamenti e governi, e il totale assoggettamento delle banche centrali al potere delle banche private anche estere).

Dal punto di vista storico, un’analisi dei rapporti tra il nostro Stato e gli USA ci fa capire che noi siamo uno Stato a sovranità limitata, nel senso che dipendiamo sia economicamente sia dal punto di vista militare dagli USA, quindi dalla CIA. Lo dimostrano, a tacer d’altro, le innumerevoli basi NATO sparse sul territorio nazionale, che sarebbero impensabili in uno Stato veramente sovrano.

Infine, la cronaca giudiziaria – che ha dimostrato come i vertici dei servizi per decenni fossero tutti scelti all’interno della P2 – ha dimostrato che l’ente più potente, che comanda direttamente i servizi segreti, è un ente non statale: la massoneria.

Massoneria, banche e servizi segreti costituiscono quindi un connubio indissolubile, e sono portatori di interessi unitari; interessi che vengono perseguiti tramite i servizi segreti, che sono quindi un organo non al servizio del nostro governo (spesso i ministri in carica non sanno neanche come funzionano nella pratica, i servizi) ma al servizio del potere economico internazionale.
A tal proposito mi ricordo un colloquio che ebbi con l’onorevole Falco Accame, tempo fa, il quale mi disse che all’epoca in cui fu nominato sottosegretario alla Difesa, passando per gli uffici della Difesa notava degli uffici con scritto “Ufficio SB”; racconta che con alcuni suoi amici, non sapendo di cosa si trattasse, e non riuscendo a capire quali funzioni avessero questi uffici, ironizzava su di essi e li chiamavano “uffici servizi bassi”. Solo dopo molto tempo capì che era “ufficio Stay Behind”: Gladio, insomma.

5. Conseguenze e ricadute giuridiche.
In altre parole, e concludendo, viviamo in un paese ove l’organo più delicato e potente dello Stato non ha alcuna garanzia costituzionale e opera fuori da ogni controllo e al soldo di poteri che non sono affatto previsti dalla Costituzione.
Le ricadute di questa situazione dal punto di vista giuridico sono molteplici.

Primo. La sovranità non appartiene al popolo, ma al potere economico. Non a caso la sovranità monetaria, una delle più importanti forme di sovranità statale, è in mano alle banche private.
Se ne va a farsi benedire quindi l’articolo 1 della Costituzione.

Secondo. Il diritto all’informazione è una vana chimera. La verità è che le informazioni sono filtrate, manipolate, condizionate dai servizi segreti. Talvolta le notizie non sono semplicemente manipolate: sono addirittura create ad hoc (si pensi al falso dossier sulle famigerate armi chimiche inesistenti di Saddam Hussein, preparato dal nostro governo, che fu – ufficialmente – la scintilla che fece scoppiare la guerra in Iraq).
Viene vanificato cioè l’articolo 21 della Costituzione.

Terzo. Il diritto alla giustizia è, nei casi più gravi, nulla più che una chimera. I processi più importanti sono manipolati in modo da lasciare impuniti i colpevoli, in quanto la giustizia viene condizionata in vario modo, dall’uccisione dei testimoni alla corruzione dei magistrati, fino all’eliminazione fisica di magistrati, poliziotti o carabinieri che conducono seriamente le indagini.
Come abbiamo detto, è da spiegare nell’intervento costante dei servizi segreti in ogni strage italiana, nonché nei delitti più importanti, il motivo della mancata assicurazione alla giustizia dei responsabili.
In poche parole, viene reso come carta straccia tutto il titolo IV della Costituzione, dedicato alla magistratura.

Quarto. Una chimera senza fondamento è l’articolo 28, secondo cui i funzionari dello Stato sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti.
La recente legge sui servizi segreti, infatti, la L. 124/2007, ha addirittura rafforzato la possibilità per i dipendenti di questi organi, la possibilità di commettere reati e l’impunità per la loro commissione.
Quindi la verità è che ad essere responsabili saranno tutt’al più alcuni dipendenti pubblici in settori non vitali della Repubblica; ma i funzionari che ricoprono incarichi più delicati potranno fare quello che vogliono, sicuri della totale immunità.


6. Conclusioni e prospettive di riforma.
La situazione che abbiamo delineato sembrerebbe drammatica ma non lo è così tanto, sol che si pensi che la nostra nazione è diventata democratica da poco più di un secolo; e la monarchia è scomparsa definitivamente solo dal ’47 in poi.

Poco più di sessanta anni non possono garantire un passaggio da millenni di stato assoluto ad uno stato democratico. Per far questo ci vorranno ancora molti decenni, molto sangue, molte ingiustizie.
Presa coscienza del problema, i primi progetti politici seri dovranno essere quelli di una riforma dei servizi in senso democratico, dando a questo organo delle garanzie costituzionali; riforma non disgiunta da una completa revisione della Costituzione, in modo che siano veramente assicurati i diritto fondamentali ad ogni individuo.

In particolare, sarà necessario adeguare sempre di più i servizi a quel principio di trasparenza che, in teoria, dovrebbe permeare tutto il sistema amministrativo italiano, ricordandoci che anche tali organi sono pur sempre organi amministrativi, soggetti alle regole del diritto costituzionale e amministrativo.

Per ora, noi cittadini dobbiamo accontentarci di capire il sistema, sperando che sensibilizzando un numero maggiore di persone, venga presto il giorno in cui saranno in molti a chiedere una riforma dei servizi segreti, per trasformarli in un organo realmente a difesa del cittadino.
Tale trasformazione dovrebbe essere chiesta anche dagli appartenenti ai servizi stessi, perché i primi a pagare il prezzo di questo sistema sono i dipendenti dei servizi stessi, che – vivendo nell’illegalità e nell’ombra – possono essere uccisi da un momento all’altro quando giudicati scomodi per qualche motivo, o quando siano portatori di segreti troppo pericolosi.
Per esemplificare la drammatica situazione in cui vivono i dipendenti dei servizi stessi, concludo con il racconto di un mio amico di infanzia, il cui padre era un funzionario dei servizi segreti. All’età di dodici anni gli uccisero il padre, e la cosa – manco a dirlo – fu fatta passare per suicidio. In quello stesso periodo si “suicidarono” altri due funzionari dei servizi nel paese in cui viveva, Bracciano.

7. Una storia finale.
Per esemplificare la drammatica situazione in cui hanno sempre vissuto i dipendenti dei servizi stessi, concludo con il racconto di un mio amico di infanzia, che per comodità potremmo chiamare Giulio, Adriano o Cesare.
Il padre era un funzionario dei servizi segreti durante gli “anni di piombo”.
All’età di dodici anni perse il padre, secondo quella che definirei una “moda intramontabile”, ovvero il suicidio. Naturalmente, con il passare del tempo e l’aumento di queste morti a dir poco sospette, la storia ufficiale ha riconosciuto, con un abile gioco di parole, che non “si suicidarono” ma “furono suicidati”. D’altronde – mi racconta Giulio – era in corso una vera e propria guerra, nella quale era difficile comprendere quali fazioni fossero al servizio dello Stato e quali invece fossero “deviate”, tanto che fin troppo spesso questa verità era ignota anche agli stessi agenti.
Il trasferimento da un nuovo incarico, anche di maggior prestigio, non rappresentava quasi mai una promozione, ma solo la morte di un collega: per questo, appena giunta la notizia del richiamo in patria, il padre di Giulio comprese immediatamente la situazione. Sapeva che sarebbe morto e ne rese partecipe la famiglia, cercando di prepararla alle difficili situazioni che sarebbero seguite.
Purtroppo al peggio non c’è limite e neanche il momento di maggior dolore è in grado di allontanare la “guerra” dai superstiti, i familiari, vittime anch’essi di questi giochi di potere. La storia delle famiglie di almeno un’ottantina di fedeli servitori dello Stato è stata sempre la stessa:
- sequestro dei corpi ed esami autoptici condotti da medici legali “autorizzati”;
- perquisizioni effettuate tra i parenti in lacrime, finalizzate alla ricerca di armi, documenti ed effetti personali;
- funerali blindati, ai quali non è mai intervenuta nessuna autorità, né alcun collega;
- blocco dei conti bancari noti ed insabbiamento delle pratiche pensionistiche, qualora una famiglia osi chiedere il riconoscimento della morte in servizio o per cause inerenti il servizio: in questo caso, nell’ottica che infangare è più semplice che premiare (ovvero spiegare al popolo fatti oggettivamente scomodi), sono stati versati fiumi di veleno che giustificassero quanto avvenuto. Il padre di Giulio, come gli altri, fu descritto come uno che aveva avuto relazioni extraconiugali, debiti, che amava la bella vita, le auto di lusso e le donne: al tempo stesso però, la sera era sempre rientrato a casa, giocava con i figli e non litigava mai con la moglie. Aveva un orticello dove coltivava la terra, trascorreva le poche giornate libere con la famiglia e gli amici, e Giulio non vide mai queste belle donne e queste macchine.
Fortunatamente però le giornate duravano solo 24 ore anche per gli agenti dei servizi segreti, e quindi Giulio non credette mai a quanto veniva riportato dai giornali. Sua madre, una donna dal carattere molto forte e legata al marito da un amore indissolubile, gli ricordò quanto aveva detto suo padre ed intraprese la strada più difficile, passando attraverso tutte le tappe, tra ricatti, difficoltà economiche e minacce di morte.
Ad ogni loro mossa venivano avvicinati da uno sconosciuto che gli consigliava di salutarsi, perché magari Giulio non sarebbe tornato da scuola o non avrebbe trovato la madre al suo ritorno. Ogni mattina Giulio trovava sul cammino da casa a scuola uno sconosciuto che gli diceva "Bambino, saluta tua madre, perché non sai se la rivedrai al tuo ritorno". Con questo stato d’animo, Giulio veniva a scuola senza raccontare a nessuno quel che gli succedeva, perché non avrebbero capito.
In questa situazione hanno vissuto e vivono tuttora molte famiglie di persone che sono morte credendo di fare qualcosa di buono per lo Stato; credendo che il loro lavoro servisse per un fine più nobile di uno sporco gioco di potere.



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A Giulio, che ho rincontrato dopo oltre venti anni e che è rimasto come allora. Quando eravamo adolescenti dicevo spesso “mi sta molto simpatico ma nasconde qualcosa. Ride troppo e scherza troppo”.
Oggi ho capito cosa nascondeva.
Che il sacrificio di tuo padre in futuro si trasformi in energia positiva e possa essere un piccolo contributo per un miglioramento futuro della nostra società.
E che questa carneficina possa finire un giorno.

Fonte
http://paolofranceschetti.blogspot.com

venerdì 16 aprile 2010


TRANSURFING REALITY
Lo Spazio delle Varianti

di Vadim Zeland

Fonte:

Vadim Zeland è un ricercatore nel campo della fisica quantistica, anzi un ex-fisico come egli stesso preferisce definirsi. E’ una persona discreta, senza alcun desiderio di finire sotto ai riflettori davanti a una numerosa platea.

Di Vadim Zeland si sa quasi nulla, semplicemente perché non è interessato a far parlare di sé ma piuttosto a diffondere la Conoscenza di cui non si definisce autore ma semplicemente un mezzo per trasmetterla.

Questa Conoscenza viene da molti erroneamente definita tecnica, ma Zeland la pensa diversamente, da come si può dedurre da una delle poche interviste che gli siano state fatte finora, riguardo al libro “Lo Spazio delle Varianti – Reality Transurfing”:

Il Transurfing non è una tecnica di auto-miglioramento, ma un modo di pensare e di agire per ottenere quello che vuoi. Non lottare per ottenerlo, ma semplicemente ottenerlo. E non si tratta di cambiare se stessi, si tratta di tornare al proprio vero sé. E ‘molto semplice.”

Come dice Zeland, è molto semplice. La verità è semplice. Viviamo tuttavia in un mondo complicato, pieno di false necessità create per vendere prodotti che la maggior parte delle persone poi insegue come obiettivi personali.

Come tutte le cose oggi, la Conoscenza anch’essa è diventata oggetto di marketing e anche il Transurfing e i libri che ne parlano non fanno eccezione. Come per i vari libri sulla legge dell’attrazione, un vero successo del marketing, non saranno pochi coloro che cercheranno di cavalcare l’onda del Transurfing, alcuni si proclameranno facilitatori del Transurfing, guru, trainers e super-trainers, e tutto quanto che possa essere incluso in questo genere di lunapark.

Ci saranno siti sul tema oltre a questo, ma con pretese di essere un élite, qualcosa per persone speciali, a guisa di club esclusivo, dimostrando di non aver capito, o ignorando intenzionalmente ai fini del business, che far parte di un élite è quanto di più lontano dai fondamenti del Transurfing.

Non sarà certo far parte di una élite che garantirà che si possa avere successo nel creare la propria realtà.

Come dice Zeland:

A giudicare dalle lettere dei miei lettori, non sono classificabili per aree geografiche, né per età o per condizione sociale. Va notato che la conoscenza non è destinata a tutti. Non tutti sono pronti ad accettarla, dato che il Transurfing va oltre il modo ordinario di vedere il mondo.

Le persone possono sognare profondamente da sveglie, anche se non sono consapevoli di essere in quella condizione. E ‘un dato di fatto che solo coloro che sono in grado di svegliarsi possono percepire il Transurfing.

[...]Il Transurfing è una tecnologia sia semplice che efficace per avere controllo sulla realtà. Esso è rivolto alla persona normale, che non possiede alcuna abilità particolare. Ricevo un sacco di lettere dai lettori, che giungono ad una conclusione unanime: Il Transurfing migliora la qualità della vita.

Transurfing.it vuole essere un sito semplice, anche come immagine, che intende presentare il Transurfing al pubblico italiano così come Vadim Zeland intende, libero da pittoresche interpretazioni che alcuni personaggi cercheranno di fornire a proprio uso e consumo.

Il forum, per chi vuole partecipare, sarà più un forum di supporto che di discussione, e si potranno chiedere suggerimenti e chi volesse darli lo farà indicando i punti dei libri dove si trova la risposta, senza personale interpretazione degli scritti di Vadim Zeland, per mantenere integro il significato di questo corpo di Conoscenza.

Gli amanti del botta e risposta e dello status elitario è meglio che si rivolgano altrove perché qui non potranno ottenere soddisfazione, non perché la si voglia negare, ma per la natura del sito e forum stesso.




Lo Spazio delle Varianti

dal Libro I – Lo spazio delle varianti
Capitolo II. I pendoli




Traduzione di Vera Giovanna Bani

Indice

Capitolo I. Il modello delle varianti

Questo capitolo contiene l’introduzione al Transurfing. Il concetto di base del Transurfing è il
modello delle varianti, un punto di vista fondamentalmente nuovo sulla struttura del nostro
mondo. L’individuo non sospetta di poter semplicemente avere quanto desidera, senza cercare di
ottenerlo. Perché ciò è possibile?
Il fruscio delle stelle del mattino
L'enigma del Guardiano
Riepilogo

Capitolo II. I pendoli

Gruppi di persone che pensano in una stessa direzione creano delle strutture energetiche
d’informazione, i pendoli. Queste strutture incominciano ad evolversi autonomamente
assoggettando gli individui alle loro leggi. Gli individui non si rendono conto di agire negli
interessi dei pendoli. Come risvegliarsi da quest’invischiante allucinazione?
I pendoli distruttivi
La battaglia dei pendoli
I fili delle marionette
Avrete ciò che non volete
L’affossamento del pendolo
L’estinzione del pendolo
Soluzioni semplici di problemi complessi
Lo stato di sospensione
Riepilogo

Capitolo III. L'onda della fortuna

Le metafore dell’”uccello dalle piume azzurre” e della “ruota della fortuna” non sono prive di
fondamento. Si sa che la fortuna e la sfortuna si alternano come strisce bianche e nere, periodi
positivi e negativi. Come eliminare i periodi neri dalla nostra vita?
L’antipode del pendolo
L’effetto boomerang
La trasmissione
Rituali magici
Riepilogo

Capitolo IV. Lo stato di equilibrio.

Gli individui spendono energia per superare i problemi e gli ostacoli che si creano da soli. In
contrasto con l’opinione comune/diffusa il Transurfing dimostra che le cause dei problemi si
trovano in una dimensione completamente diversa. Come eliminare i problemi dalla propria vita?
I potenziali superflui
L’insoddisfazione e la critica
I rapporti di dipendenza
L’idealizzazione e la sopravvalutazione
Il disprezzo e la vanagloria
Il senso di superiorità e di inferiorità
Il desiderio di avere e di non avere
Il senso di colpa
Il denaro
La perfezione
L’importanza
Dalla lotta all’equilibrio
Riepilogo

Capitolo V. Il passaggio indotto

Perché ogni generazione sostiene che prima si viveva meglio? Tante sono le generazioni che si
sono succedute dall’inizio della storia dell’umanità e ognuna afferma con certezza che il mondo
va peggiorando. Ciò significa che il mondo ha una precisa tendenza alla degradazione? Ma se
fosse veramente così allora l’umanità finirebbe all’inferno in poche decine di generazioni. Che
cosa succede allora?
Il ricambio generazionale
L’imbuto del pendolo
La catastrofe
La guerra
La disoccupazione
Le epidemie
Il panico
La povertà
Riepilogo

Capitolo VI. La corrente delle varianti.

Da dove scaturiscono i presentimenti, le intuizioni, le predizioni, le scoperte e i capolavori
dell’arte? è vero che le invenzioni e le ispirazioni creative/creazioni sono un prodotto proprio
della ragione dell’uomo? La corrente delle varianti è un prezioso regalo per la ragione tuttavia
l’uomo non sospetta nemmeno della sua esistenza. Che cosa sono “i segni” e perché
funzionano/?
Il campo d’informazione
Conoscenze senza origine
Il Questuante, l’Offeso e il Guerriero
Seguire la corrente
Segni-guida
Mollare la presa
Riepilogo

Capitolo II. I pendoli.

Gruppi di persone che pensano in una stessa direzione creano delle strutture energetiche
d’informazione, i pendoli. Queste strutture incominciano ad evolversi autonomamente
assoggettando gli individui alle loro leggi. Le persone non si rendono conto di agire
(involontariamente) negli interessi dei pendoli. Come risvegliarsi da quest’invischiante
allucinazione?
Datevi in affitto
I pendoli distruttivi
Fin dall’infanzia ci hanno insegnato a sottometterci alla volontà altrui, a fare il nostro dovere, a
servire la patria, la famiglia, il partito politico, la ditta, lo stato , l’idea...servire tutti e qualsiasi
cosa e solo in ultima istanza noi stessi. Ognuno di noi in un modo più a meno accentuato ha un
senso del dovere, della responsabilità, dell’obbligo e di colpa. Ognuno di noi in un modo o in un
altro “presta servizio” presso una comunità o un gruppo: la famiglia, il club, la scuola, la ditta, il
partito politico, lo stato e così via. Tutte queste strutture nascono e si sviluppano allorché un
singolo gruppo di individui incomincia a pensare e ad agire in una stessa direzione. Ad esso poi
si aggiungono nuove persone, la struttura cresce e si allarga, prende forza, obbliga i propri
membri ad osservare delle regole prestabilite e può finire per sottomettere larghi strati di società.
A livello di realizzazione materiale la struttura risulta formata da individui accomunati
dagli stessi scopi e da beni materiali quali edifici, costruzioni, arredi, attrezzature, mezzi tecnici
eccetera. Ma che cosa c’è dietro a tutto ciò a livello energetico?
La struttura prende vita quando i pensieri di un gruppo di individui vanno in una stessa direzione
e di conseguenza i parametri di energia mentale di ognuno sono identici.
L’energia del pensiero di singoli individui si incanala in un unico flusso. In questo caso, in
mezzo a un oceano di energia libera, si crea una singola struttura energetica d’informazione – un
pendolo energetico. Questa struttura comincia a vivere di vita propria e ad assoggettare alle sue
leggi gli individui responsabili della sua creazione.

Perché un pendolo? Perché oscilla con frequenza tanto più forte quanto maggiore è il
numero degli individui che lo nutrono d’energia.
Ogni pendolo ha la sua frequenza tipica di oscillazione. Un’altalena, ad esempio, può oscillare
solo se si esercita una forza di determinata frequenza. Questa frequenza si chiama risonanza. Se
il numero di sostenitori del pendolo viene meno, le sue oscillazioni si smorzano. Quando non
rimangono più sostenitori, il pendolo si ferma e muore come entità. Ecco una serie di esempi di
pendoli estinti: le antiche religioni pagane, gli strumenti di lavoro di pietra, gli antichi tipi di
armi, le vecchie tendenze della moda, i dischi di vinile...Tutto quello che era in uso un tempo e
ora non si usa più.
Vi chiederete forse con meraviglia: si tratta veramente di pendoli?
Si, qualsivoglia struttura dotata di attributi propri e creata dall’energia di individui è un pendolo.
Più in generale si può dire che qualsiasi essere vivente in grado di irradiare energia in un’unica
direzione prima o poi crea un pendolo energetico. Ecco degli esempi di pendolo tratti dal mondo
naturale: le colonie di batteri, le popolazioni di esseri viventi, un branco di pesci, una mandria di
bovini, distese boschive, praterie, formicai – ogni tipo di struttura omogenea e più o meno
organizzata di organismi viventi.
Ogni singolo organismo vivente è di per sé un pendolo elementare, rappresentando un ‘
unità energetica. Un gruppo di simili unità di pendoli che incomincia ad oscillare all’unisono dà
vita a un pendolo di gruppo. Cominciando ad esistere come struttura singola e indipendente esso
prende a sovrastare i propri membri e a fissare un insieme di regole finalizzate a tenere insieme
i membri già esistenti e ad accattivarne di nuovi. Una tale struttura è indipendente nel senso che
si evolve autonomamente, secondo leggi proprie. I suoi sostenitori/membri non si rendono conto
di operare secondo le leggi del pendolo e non di propria volontà.
L’apparato burocratico, per fare un esempio, si sviluppa come struttura autonoma,
indipendentemente dalla volontà dei singoli funzionari. è probabile che un funzionario influente
possa decidere in autonomia, tuttavia le sue decisioni non potranno entrare in conflitto con le
leggi del sistema , in caso contrario egli verrebbe espulso.
Persino un individuo preso singolarmente, rappresentando un pendolo, non si rende sempre
conto delle motivazioni che lo spingono ad agire in un determinato modo. Basti pensare ai
vampiri energetici.
Ogni pendolo per sua natura è distruttivo, assorbendo esso l’energia dei suoi sostenitori
assoggettando questi ultimi al proprio potere. Il carattere distruttivo del pendolo si manifesta
nella sua totale indifferenza al destino di ogni singolo membro. L’obiettivo del pendolo è solo
uno – ricevere l’energia del membro. Quale possa essere in tutto ciò il vantaggio del singolo
membro per il pendolo non ha nessuna importanza. L’individuo che subisce l’influenza del
sistema è costretto a costruire la sua vita in conformità alle leggi imposte dal sistema,
diversamente rischia di finirne stritolato ed espulso. Chi si trova a subire la pressione di un
pendolo distruttivo può rovinarsi con estrema facilità l’intera esistenza. Sfuggirne indenni è di
solito molto difficile.
Se una persona ha fortuna, riesce a trovare il suo posticino nel sistema e ad assestarsi li’,
vivendo come un pesce nell’acqua. Dal suo posto egli, come membro, fornisce energia al
pendolo e quest’ultimo lo ricambia, garantendogli un ambiente di sopravvivenza. Qualora però
egli violasse le leggi della struttura e la sua frequenza di irradiazione non coincidesse più con
quella di risonanza delle oscillazioni del pendolo, quest’ultimo, privato di una fonte d’ energia,
finirebbe per ripudiarlo o distruggerlo.

La vita nella struttura di un pendolo si trasforma per contro in un supplizio o in una
squallida sopravvivenza per chi si estrania. In questi casi il pendolo diventa letteralmente
distruttivo e il soggetto perde completamente la sua libertà. Che gli piaccia o meno egli viene
costretto a vivere secondo leggi imposte e relegato al ruolo di vite in un grande ingranaggio.
C’è anche chi, finendo sotto l’ala protettiva di un pendolo, raggiunge risultati eccellenti.
Napoleone, Hitler, Stalin e analoghe personalità della storia sono tutti i favoriti dei pendoli
distruttivi. Anche in questi casi però i pendoli non si preoccupano del benessere dei loro singoli
membri, impegnati come sono ad utilizzarli per i propri scopi. Quando fu chiesto a Napoleone
se si fosse mai sentito veramente felice egli poté ricordare di tutta la sua vita solo pochi giorni.
Il pendolo utilizza metodi sofisticati per l’adescamento di nuovi seguaci, (che attira come
mosche al miele). Quante volte gli individui, allettati dai trucchi pubblicitari dei pendoli, si
allontanano dalla felicità che avevano sotto al naso! Vanno a fare il servizio militare e muoiono.
Affrontano studi e imparano una professione che non è la loro. Trovano un lavoro estraneo alla
loro personalità, purtuttavia di prestigio, e affondano in un mare di guai. Legano la propria vita a
una persona che non è quella giusta e soffrono fino alla fine dei loro giorni.
L’attività del pendolo porta spesso alla distruzione dei destini dei suoi singoli membri,
per quanto esso cerchi di mascherare le sue motivazioni sotto sembianze di virtù. Il rischio più
grave per un individuo che subisce la pressione di un pendolo distruttivo consiste nel fatto che
quest’ultimo fa deviare la sua vittima da quelle linee della vita dove egli potrebbe trovare la sua
fortuna. Sottolineiamo di seguito i suoi tratti distintivi:
- Il pendolo si nutre dell’energia dei suoi membri sostenitori e grazie ad essa incrementa la
propria frequenza d’oscillazione.
- Il pendolo mira ad attirare a sé quanti più seguaci possibile per ricevere quanta più
energia possibile.
- Il pendolo contrappone intenzionalmente il proprio gruppo di membri ai differenti altri
gruppi (secondo la logica: noi siamo i buoni, gli altri sono diversi, sono i cattivi).
- Il pendolo lancia accuse aggressive contro chi non è riuscito a reclutare e cerca in tutti i
modi di attirare i renitenti dalla sua parte, o di neutralizzarli o di rimuoverli (eliminarli).
- Il pendolo seduce con maschere benevoli, si scherma di fini nobili, gioca con i sentimenti
degli individui al fine di giustificare il proprio operato e accattivarsi quanti più sostenitori
possibile.
Il pendolo, per sua natura, è un "aggregatore", anche se questa definizione non è del tutto
esauriente. Il concetto di “aggregatore” non riflette pienamente l’intero spettro delle sfumature
dell’interazione tra l’individuo e quest’entità energetica d’informazione. In realtà i pendoli hanno
nella vita degli individui un peso incommensurabilmente più forte di quanto si sia portati a
credere.
L’esempio che segue illustra chiaramente il modo in cui il pendolo assorbe l’energia dei suoi
sostenitori. Provate ad immaginare uno stadio gremito di gente. Si sta disputando una partita di
calcio, la tensione si tocca con mano, i tifosi smaniano. Un calciatore commette un
imperdonabile fallo e porta la sua squadra alla sconfitta. Sul calciatore si riversa immediatamente
la furia dei tifosi, pronti a scendere in campo e a smembrarlo. Potete immaginare la massa di
energia negativa che si rovescia sulla testa di quel povero disgraziato? Questo mostruoso flusso
di energia dovrebbe teoricamente stenderlo sul posto. Ma non è cosi: il calciatore rimane vivo e
vegeto, abbattuto solo dal suo senso di colpa. E allora, dov’è andata a finire l’energia negativa
della folla furibonda? Se l’è risucchiata il pendolo. Se fosse diversamente, l’oggetto dell’odio
della folla morirebbe mentre gli idoli della folla si librerebbero in aria.
Non esprimo giudizi sull’essenza del pendolo, se si tratti cioè di un’entità animata o
semplicemente di una forma energetica. Tanto più che per la tecnica del Transurfing non è
questo l’importante. L'importante è riconoscere il pendolo e non stare al suo gioco a meno di un
diretto interesse personale.
Il pendolo si riconosce facilmente da un altro tratto distintivo: esso si trova sempre in
stato di rivalità con i suoi simili per conquistarsi la simpatia degli individui. Lo scopo del
pendolo è solo uno: fare il più proseliti possibile per ricevere quanta più energia possibile.
Quanto più aggressivi sono i mezzi usati dal pendolo nella sua lotta di conquista tanto più esso è
distruttivo, tanto più esso rappresenta una minaccia per la vita del singolo individuo.
Si può obiettare, purtuttavia, che esistono organizzazioni di beneficenza, associazioni per
la difesa della natura, degli animali, eccetera. Che cosa possono avere queste strutture di
distruttivo? Per vostra informazione personale, distruttivo è il fatto che esse comunque si
nutrono della vostra energia, restando assolutamente indifferenti al vostro benessere e alla vostra
felicità. Sollecitando ad essere magnanimi con gli altri, vi propongono di rimanere indifferenti a
voi stessi. Se ciò vi garba e vi sentite veramente felici facendo queste opere di bene significa che
avete trovato la vostra vocazione, il vostro pendolo. Qui però dovete essere molto onesti con voi
stessi: non indossate per caso una maschera di virtù? Siete veramente disposti ad offrire con
sincerità soldi ed energia per il bene degli altri o non giocate piuttosto a far beneficenza per
apparire migliori?
Purtroppo gli uomini assoggettati ai pendoli distruttivi hanno disimparato a scegliere il
proprio destino. Un uomo che ha libertà di scelta, infatti, acquista indipendenza. E i pendoli
dunque non possono arruolarlo nelle loro file, fare di lui un membro. La nostra coscienza è a tal
punto assuefatta al pensiero che il destino è una sorte superiore che spesso ci è difficile credere
nella possibilità di scegliere semplicemente quel destino che più ci piace. I pendoli hanno tutta la
convenienza di tenere i loro membri sotto controllo perciò inventano ogni sorta di mezzo per
manipolare i propri servitori. Nell’esposizione che segue si capisce come fanno.
Anche il Transurfing può diventare un pendolo, se si fa di esso un culto, un movimento o
una scuola. I vari pendoli però sono distruttivi in misura diversa. Il Transurfing, anche nella
peggiore delle ipotesi, non potrà mai essere altamente distruttivo, quanto meno perché nelle sue
finalità serve il bene del singolo individuo, e non di uno scopo multilaterale. Si tratterebbe
comunque di un pendolo assai originale: una comunità di individui preoccupati esclusivamente
di costruire il proprio destino.
A questo proposito, ecco un compito per casa: quali pendoli, secondo voi, si possono considerare
costruttivi?
Vi racconto tutto ciò per spiegarvi cosa significa scegliere il proprio destino e come fare
per sceglierlo. Armatevi di pazienza, cari lettori, non è tutto così semplice ma a poco a poco si
chiarirà.
La battaglia dei pendoli
La caratteristica più importante di un pendolo distruttivo è la sua tendenza ad aggredire e
distruggere i suoi simili per attirare a sé gli individui. A tal fine aizza incita i propri membri
contro quelli degli altri: “Loro sono diversi da noi, sono cattivi!” E le persone, coinvolte in
questa lotta, deviano dal loro cammino e s’inerpicano verso falsi fini, percependoli erroneamente
come propri. Il carattere distruttivo del pendolo sta proprio qui. La lotta contro i membri di altri
gruppi è sempre sterile e porta solo alla distruzione di vite, delle proprie e di quelle degli altri.
Prendiamo ad esempio la guerra, massima manifestazione di una lotta di conquista di
nuovi membri. Per convincere i propri seguaci ad andare in guerra il pendolo sbandiera
argomenti attinti da inerenti una concreta epoca storica. Il metodo più primitivo, usato un tempo,
era semplicemente quello di ordinare di usurpare i possedimenti altrui. Con il progredire della
civiltà gli argomenti hanno acquisito una forma più raffinata. Una nazione si dichiara superiore
rispetto alle altre, svantaggiate, e il fine nobile diventa quello di portare i popoli sottosviluppati
a un livello maggiore di civiltà, salvo poi ricorrere alla forza in caso di loro resistenza.
Quanto alla logica in cui viene concepita oggi la guerra, essa appare all’incirca cosi: su
un albero del bosco sta appeso un nido d’api. Qui vivono api selvatiche che si procurano
nutrimento per produrre il miele e si occupano della covata. Ma ecco che al nido si avvicina un
pendolo e dichiara ai propri seguaci: “Vedete queste api? Sono selvatiche ed estremamente
pericolose. Bisogna assolutamente eliminarle o almeno distruggere il loro nido. Non mi credete?
Guardate!” E incomincia a stuzzicare il nido con un bastone. Le api volano fuori dal nido e
attaccano i seguaci del pendolo. E il pendolo trionfa: “Ve l’avevo detto che erano aggressive!
Bisogna eliminarle!”
Quali che siano gli slogan usati da guerre e rivoluzioni per giustificare se stesse, la
sostanza è una sola – si tratta di una battaglia di pendoli per la conquista di seguaci.
Le forme della battaglia possono essere le più diverse ma il fine è uno solo: fare il più proseliti
possibile. Le energie fresche infatti sono d’importanza vitale per il pendolo. In mancanza di esse
il pendolo si fermerebbe. Per questo la battaglia dei pendoli è una mera lotta di sopravvivenza,
inevitabile e naturale.
Dopo le guerre e le rivoluzioni prendono il sopravvento altre forme di battaglia, meno
aggressive ma pur sempre dure: la lotta per la conquista dei mercati di vendita, ad esempio, o la
concorrenza dei partiti politici, la concorrenza in economia, tutti i tipi di marketing e di
campagne pubblicitarie, la propaganda politica e via dicendo. L’ambiente in cui vive l’uomo è
costruito sui pendoli, perciò tutte le sfere dell’attività umana sono caratterizzate dalla
concorrenza. La concorrenza è capillare e diffusa ad ogni livello, a cominciare dai conflitti di
stato per finire con le rivalità tra squadre sportive e singoli.
Il nuovo, l’insolito, ciò che non viene subito capito, si fa strada sempre a fatica. Perché? è
forse il pensiero ad essere inerte? No, la causa principale sta nel fatto che i vecchi pendoli non
hanno nessuna convenienza ad accogliere la comparsa di un nuovo pendolo, potenzialmente
interessato ad attirare a sé i loro seguaci. Per fare un esempio, i motori a combustione interna,
altamente inquinanti, sarebbero potuti entrare in disuso già tanto tempo fa. Sono stati infatti
inventati tanti altri modelli di motore alternativi ed ecologicamente puliti. Ma ciò costituisce una
minaccia per i pendoli delle grandi corporazioni petrolifere, che sono ancora abbastanza forti da
non permettere a nessun inventore di toglierli così facilmente di scena. Questi mostri (potentati)
economici arrivano al punto di comprare tutti i brevetti dei modelli di nuovi motori per
segretarli, propagandandone per giunta la scarsa efficienza.
Realizzando da una parte la propria struttura a livello materiale, i pendoli, dall’altra parte,
si servono di mezzi finanziari, logistici, tecnici e ovviamente risorse umane per rafforzare la
propria posizione. All’apice delle piramidi umane collocano i loro favoriti. I favoriti sono i
dirigenti di ogni rango, dai semplici capiufficio ai presidenti di stato. Costoro non devono essere
necessariamente provvisti di particolari qualità. Di solito favoriti diventano quei membri dotati di
parametri che si inscrivono perfettamente nella struttura del pendolo. Il favorito può credere di
aver raggiunto determinati risultati nella sua vita esclusivamente grazie alle sue abilità. In un
certo senso è cosi, ma resta il fatto che è la struttura del pendolo a supportare il lavoro più
grosso nel processo di avanzamento dei suoi pupilli. Per contro, se a un certo punto gli standard
del favorito non corrispondono più ai requisiti del sistema, egli viene rimosso senza alcuna pietà.
Le lotte dei pendoli sono distruttive per i seguaci anche perché questi ultimi, nell’eseguire
una volontà superiore, credono di operare secondo i propri principi. Nella maggior parte dei casi,
infatti, i pendoli si sono già impossessati dei principi dei seguaci.
Non appena l’individuo si sintonizza sulla frequenza d’onda del pendolo si instaura tra loro
un’interazione a livello energetico. La frequenza di emissione dell’energia mentale del seguace
viene fissata e sostenuta dall’energia del pendolo. Si instaura una sorta di presa, di aggancio
reciproco . Il seguace irradia alla frequenza di risonanza del pendolo e quest’ultimo, da parte sua,
gli somministra energia per mantenerselo assoggettato.
A livello di realizzazione materiale tale interazione non si nota, non si discosta
generalmente da un fatto ordinario. Facciamo un esempio: il pendolo di un partito politico
promuove una campagna d’agitazione, recluta un nuovo iscritto e lo nutre di energia sotto forma
di senso del giusto, di soddisfazione, di dignità e di importanza. Il neo-iscritto si illude di avere
la situazione sotto controllo, di poter scegliere. Non si accorge che è lui ad esser stato scelto e
sottoposto a controllo. Dall’esterno sembra che il nuovo membro sia fermamente convinto di
aver realizzato la propria volontà. In realtà, ciò che lui crede essere la sua volontà gli è stato
imposto dal pendolo con subdoli artifici. Il nuovo membro cade nel campo d’informazione del
pendolo, discute con gli altri aderenti di temi “caldi”, entra in contatto energetico e con ciò stesso
fissa la sua frequenza. Non è da escludere che più tardi le aspettative del membro possano
rimanere deluse, che possano farsi strada pensieri diretti contro l’idolo di un tempo. In tal caso la
frequenza di emissione si svincola dalla stretta del pendolo. Va qui notato che la forza della presa
varia a seconda del grado di potenza del pendolo. Per questo in alcuni casi ai membri delusi
viene permesso di uscire semplicemente dal gioco; in altri, l’eretico rischia di perdere la libertà o
la vita.

Per capire il meccanismo di presa/aggancio della frequenza basta fare un esempio
concreto. Immaginate di canticchiare tra di voi una melodia e di sentire a un certo punto un’altra
musica, più forte. La melodia sopraggiunta vi rende ora difficile continuare a canticchiare il
motivetto iniziale.
In realtà, ai fini del Transurfing, non è importante sapere in che modo avviene
l’interazione tra pendolo e membro a livello energetico. Considereremo quest’interazione
servendoci di modelli della nostra esperienza quotidiana. E' più che sufficiente. Del resto
nessuno può spiegare precisamente cosa succede di fatto e come, perché allora si dovrebbe
affrontare la domanda: cosa s’intende per “di fatto?” E cosi via, secondo i principi dell’infinito
processo del sapere. Sarebbe un’occupazione poco produttiva. Ci si dovrà quindi accontentare
di quel poco che siamo in grado di capire.
E ora vediamo come i pendoli riescono a manipolare i loro membri.
I fili delle marionette
Poniamoci una domanda: come fanno i pendoli a costringere i loro seguaci a rifornirli
volontariamente di energia?
Si può ammettere, per esempio, che un pendolo ben organizzato e influente possa riuscire ad
obbligare i suoi aderenti ad agire secondo determinate regole. Ma come possono fare altrettanto
i pendoli più deboli?
Quando una persona non ha il potere di forzare qualcuno a fare qualcosa si serve di argomenti
sensati, persuasioni, opere di convincimento, promesse. Si tratta però di metodi poco efficaci,
tipici di una società umana che ha perso il contatto con le forze della natura. I pendoli ricorrono
di rado a queste tecniche, preferendo servirsi di armi di gran lunga più raffinate. Nella loro
essenza di sistemi energetici di informazione essi sono più inclini ad operare e ad assoggettare
secondo le potenti e immutabili leggi di natura.
L’uomo cede energia al pendolo nel momento in cui emette energia alla frequenza di
risonanza del pendolo. Per far ciò egli non deve necessariamente incanalare il suo pensiero in
direzione del pendolo. Si sa che la maggior parte dei pensieri e degli atti delle persone è un
prodotto dell’inconscio. Sfruttando proprio questa qualità della psiche umana i pendoli riescono
ad attingere energia non solo dai loro sostenitori ma persino dai loro nemici accaniti.
Forse avete già capito in che modo.
Provate ad immaginare un gruppo di vecchiette sedute su una panchina, intente a
maledire il governo del paese. Non le si può certo considerare sostenitrici del pendolo-governo,
che odiano per un’intera serie di cause. Però cosa succede? Le vecchiette si lamentano del
governo, cosi inerte, corrotto, venduto e ottuso, e nel farlo emettono con i loro pensieri
un’intensa quantità di energia alla frequenza del pendolo in oggetto. Per il pendolo è indifferente
da quale parte lo facciano oscillare, gli va bene sia l’energia positiva che quella negativa.
L’importante è che la frequenza di emissione sia quella di risonanza.
Compito principale del pendolo è quindi quello di agganciare l’individuo, toccarlo sul
vivo, usurpare i suoi pensieri, non importa in che modo.
Con il progredire dei mezzi d’informazione di massa i metodi dei pendoli si fanno via via più
raffinati. L’individuo cade in un rapporto di dipendenza.
Avete notato che nei notiziari prevalgono di solito le cattive notizie? Questo tipo di notizie infatti
suscita forti emozioni, ansia, paura, indignazione, rabbia, odio. Il compito dei corrispondenti è
proprio quello di ancorare l’attenzione del pubblico. I mezzi di comunicazione di massa, pendoli
a loro volta, sono al servizio di pendoli più potenti. Il loro fine dichiarato è quello di rendere
accessibile al pubblico ogni tipo di informazione. Quello reale invece è solo uno: sintonizzare
con tutti i mezzi possibili alle frequenze giuste.
Uno dei mezzi preferiti dai pendoli per garantirsi l’accesso alla vostra energia è quello di
farvi perdere il controllo. Chi perde l’equilibrio comincia ad “oscillare” alla frequenza del
pendolo contribuendo con ciò stesso a farlo oscillare. Facciamo un esempio: aumentano i prezzi
e voi reagite negativamente, siete indignati, vi lamentate, discutete della situazione con i vostri
conoscenti, manifestate cioè una reazione assolutamente normale e adeguata al caso. Ma è
proprio quello che si aspetta il pendolo: con la vostra reazione, infatti, emettete nell’ambiente
circostante energia negativa alla frequenza del pendolo ,il quale, alimentandosi della vostra
energia, prende ad oscillare con maggior intensità. E la situazione diventa ancora più grave.
Il filo più forte che il pendolo può tirare per manovrarvi è il panico, la sensazione umana più
ancestrale e potente. L’oggetto del panico non ha importanza; ma se il panico è in qualche modo
legato a un aspetto del pendolo quest’ultimo riceverà tutta la vostra energia.
L’angoscia e l’ansia sono fili già un po' più deboli ma comunque resistenti. Queste
emozioni fissano molto bene l’emissione di energia del pensiero alla frequenza del pendolo:
infatti, se siete preoccupati per qualcosa non potete concentrarvi su qualcos’altro.
Anche il senso di colpa è uno dei grandi canali prioritari da cui il pendolo attinge energia.
Ce lo impongono fin dall’infanzia. è un ottimo mezzo di manipolazione: “Se sei in colpa, sei
obbligato a fare quello che dico io”. è difficile convivere con il senso di colpa, perciò gli uomini
cercano di liberarsene. Ma in che modo? Sopportando un castigo o espiando la colpa, ovvero, in
entrambi i casi, dimostrando obbedienza e quindi indirizzando un lavoro mentale in una
determinata direzione.
Il senso del dovere è un caso particolare del senso di colpa. Se “devo” significa che ho un
obbligo verso qualcosa o qualcuno, sono tenuto ad eseguire. Il risultato è che i “colpevoli”, sia
veri che falsi, se ne vanno in giro a testa china, offrendo al pendolo il loro tributo in forma di
energia.
L’arma privilegiata dei pendoli, infine, è il senso di colpa indotto. Su quest’argomento
ritorneremo più avanti.
Degni di particolare attenzione sono i differenti complessi psicologici delle persone.
Il complesso di inferiorità: non sono attraente, non ho talento né capacità particolari, non sono né
intelligente né arguto, non so socializzare, non mi merito nulla.
Il complesso di colpa: sono colpevole di qualcosa, tutti mi giudicano, sono costretto a portare la
mia croce.
Il complesso del guerriero - devo essere il migliore, dichiaro guerra a me stesso e a coloro che mi
circondano, lotterò per un posto al sole, prenderò quello che mi spetta con la forza.
Il complesso dell’amante della giustizia - dimostrerò a tutti i costi che io ho ragione e gli altri
hanno torto.
Questi e altri complessi funzionano come personali chiavi d’accesso all’energia di singoli
individui. Il pendolo, mettendo il dito sulla piaga giusta, attinge con forza l’energia
dell’individuo.
Potete continuare da soli l’elenco dei fili che il pendolo tira per manovrare le sue marionette: il
senso della giustizia e dell’onore, l’orgoglio, la vanagloria, l’amore, l’odio, l’avidità, la
generosità, la curiosità, l’interesse, la fame e analoghi sentimenti e bisogni.
Le sensazioni e il coinvolgimento permettono di incanalare il flusso dei pensieri in una
determinata direzione. Se un argomento non suscita né interesse né emozioni è molto difficile
concentrarsi su di esso. Per questo motivo i pendoli si ingegnano a catturare il flusso di pensieri
dell’individuo, toccando le corde dei sentimenti e dei bisogni.
Di solito la gente reagisce in modo standard ai fattori irritanti esterni. Le notizie negative
suscitano indignazione, quelle angoscianti producono paura e ansia, l’offesa suscita ostilità e via
dicendo. Le abitudini agiscono da leva d’innesco del meccanismo di aggancio del pensiero, si
pensi ad esempio all’abitudine di irritarsi o di preoccuparsi per inezie, di rispondere alle
provocazioni e in generale di rispondere con una reazione negativa a un irritante negativo.
L’individuo può anche rendersi conto del fatto che i pensieri e i comportamenti negativi non
portano a niente di buono, tuttavia continua a ripetere gli stessi errori per la forza dell’abitudine.
Proprio per questo motivo le abitudini causano spesso problemi e obbligano ad agire in modo
poco produttivo. Liberarsi dalle abitudini però è difficile. Esse creano un’illusione di benessere
e l’individuo si appoggia ad esse perché si fida di più delle situazioni note . Il nuovo suscita
sempre diffidenza. L’atto abituale, usuale, si è già fatto conoscere nella pratica. è come la
vecchia poltrona di casa dove vi sedete a riposare dopo il lavoro. Una nuova sarebbe forse più
comoda, ma quella vecchia è più confortevole. Il senso di comfort è creato da concetti quali la
comodità, la fiducia, l’esperienza positiva, la prevedibilità. Nel nuovo, tali concetti sono presenti
in misura inferiore, per questo ci vuole un po' di tempo prima che una nuova abitudine diventi
vecchia.Cosi, a grandi linee, abbiamo esaminato i procedimenti usati dai pendoli per influire sugli
individui. Ma può l’individuo liberarsi dall’influenza dei pendoli? Dei mezzi di liberazione e
difesa parleremo più avanti. Osserviamo solo che spesso succede che qualcuno si ribelli e
reagisca apertamente contro il pendolo- asservitore. In questo duello, si noti bene, l’individuo
esce sempre sconfitto. Un pendolo può essere vinto solo da un altro pendolo. Un individuo da
solo non può fare niente. Se ha deciso di disobbedire e incominciare una battaglia, finirà solo
per perdere energia. Nella migliore delle ipotesi il sistema lo scaglierà oltre i suoi confini, nella
peggiore lo schiaccerà. Il seguace che ha avuto il coraggio di infrangere le regole fissate dal
sistema viene dichiarato fuorilegge. Dall’esterno ciò ha l’aspetto di una condanna a fronte di un
determinato atto. Di fatto la colpa non sta nell’atto di per sé ma nella disobbedienza, nel rifiuto
del seguace di continuare a fornire energia al pendolo.
Perché si dice che “la spada non taglia la testa del reo confesso?” Perché un individuo che si è
incollato il senso di colpa è pronto a servire il potere del pendolo. Per il pendolo il pentimento di
un suo seguace per un atto commesso non ha nessuna importanza. Ha importanza solo il
ripristino del controllo perduto. Il pendolo diventerà subito più disponibile se voi gli darete la
possibilità di manovrarvi. Se invece il colpevole non si piega, allora, nella logica del pendolo, si
potrà tranquillamente rimuovere, dato che non c’è più nient’altro da attingere da lui.
Di solito le reali motivazioni del pendolo sono velate da principi morali. Come dire: un
pentito non è più un criminale! Capirete da soli dove agisce il principio morale e dove invece
vengono toccati gli interessi del sistema se terrete sempre presente cosa sono veramente i pendoli e quali sono i loro veri scopi.

Come si diceva innanzi, i pendoli possono ricevere energia sia dai loro sostenitori che dai
loro avversari. Ma la perdita di energia è il minore dei mali. Se il pendolo è sufficientemente
distruttivo il danno arrecato investe il destino intero della persona e la sua felicità.
Ciascuno di noi si scontra periodicamente con notizie negative o fatti indesiderati. Sono le
provocazioni dei pendoli. L’individuo non vuole che questi momenti negativi entrino nella sua
vita e di solito reagisce in uno dei due modi: se l’informazione non lo coinvolge da vicino la
ignora e finisce per dimenticarla presto; se invece la notizia è per lui provocatoria, suscita
spavento o irritazione cioè lo tocca nel vivo, allora si produce l’effetto della presa dell’energia
mentale al cappio del pendolo: l’individuo si sintonizza sulla frequenza di risonanza di
quest’ultimo. Gli avvenimenti che seguono poi si sviluppano secondo il solito scenario:
l’individuo si arrabbia, si indigna, si agita, si spaventa, esprime tutta la sua insoddisfazione e ciò
facendo emette energia alla frequenza del pendolo distruttivo. L’energia prodotta non va solo al
pendolo. I parametri dell’energia mentale sono tali per cui l’individuo si sposta su quelle linee
della vita dove trova in abbondanza proprio quello che vuole evitare.
Se ben vi ricordate, si diceva che se l’emissione dell’energia mentale di un individuo si
fissa su una determinata frequenza, costui si sposta su una linea della vita corrispondente. Il
ruolo distruttivo del pendolo consiste qui nel fissaggio della frequenza//con l’aiuto del cappio di
presa.
Supponiamo che trascuriate la notizia di una catastrofe o di un cataclisma. Se la cosa non
vi riguarda, infatti, perché dovreste amareggiarvi inutilmente? In questo caso da qualche parte
avviene una catastrofe ma voi personalmente vi trovate su una linea della vita dove occupate una
posizione di osservatore e non di vittima. La linea dove siete in posizione di vittima è rimasta in
disparte.
Viceversa, se vi lasciate invadere dalla notizia di una catastrofe o di una disgrazia, vi disperate e
discutete il fatto con gli amici, non è da escludere che presto vi ritroviate spostati su una linea
dove figurate in posizione di vittima.
Ne deriva che se il desiderio di evitare una determinata circostanza è molto forte, esiste una forte
probabilità che l’indesiderata circostanza si verifichi.
Lottare con tutte le proprie forze contro qualcosa che non volete, equivale a investire energia
affinché ciò si produca nella vostra vita.
Perché si realizzi lo spostamento su linee indesiderate della vita non occorre necessariamente
intraprendere delle azioni. Sono sufficienti i pensieri negativi, ben conditi da equivalenti
emozioni.
Non volete che faccia brutto tempo e pensate a quanto odiate la pioggia. I vicini vi disturbano e
voi litigate continuamente con loro, odiandoli in silenzio. Temete qualcosa e ciò vi crea
preoccupazione. Siete stanchi del lavoro che fate e quasi gustate sentimenti di ostilità verso il
vostro lavoro. Ovunque, siete perseguitati da ciò che fortemente non volete, temete, odiate,
disprezzate. D’altra parte ci sono tante altre cose che vorreste evitare ma in questo preciso
momento non vi preoccupano. E proprio per questo non succedono.
Tuttavia, non appena vi lasciate penetrare dal negativo, vi imbevete di ostilità e cominciate a
cullare questa sensazione, l’evento indesiderato troverà sicuramente il modo di materializzarsi
nella vostra vita.
L’unico modo per allontanare dalla propria vita gli eventi indesiderati è liberarsi dalla
pressione del pendolo che si è impadronito della vostra energia mentale, non cedere alle sue
provocazioni e non farsi coinvolgere nel suo gioco. Ci si può svincolare dalla presa del pendolo
solo in due modi: o affossandolo o estinguendolo. Vediamo da vicino come si deve fare.
L’affossamento del pendolo
Lottare contro il pendolo è inutile. Come si diceva prima, lottare contro un pendolo
equivale a rifornirlo di energia. La condizione prima e più importante per il successo è rifiutare
di lottare contro il pendolo.
In primo luogo i pendoli vi pressano in misura proporzionale ai vostri tentativi di liberarvi dalla
loro pressione. Potete ripetere all’infinito “Smettetela, lasciatemi in pace!” e potrà anche
sembrarvi di essere riusciti a liberarvi dalla loro influenza. In realtà, così dicendo, non fate che
nutrirli della vostra energia e attaccarveli ancora di più.
In secondo luogo voi non avete il diritto di giudicare e di cambiare qualcosa in questo mondo.
Bisogna percepire tutte le manifestazioni della realtà come quadri in una mostra, che vi piaccia o
no. In una mostra ci possono essere tanti quadri per voi poco interessanti. Ma non vi viene
nemmeno in mente di chiedere ai curatori di toglierli.
Una volta che avete riconosciuto al pendolo il suo diritto di esistere, siete in pieno diritto di
uscire, di svincolarvi dalla sua influenza. Ma l’importante è non lottare contro di lui, non
giudicarlo, non arrabbiarsi, non perdere il controllo della situazione, che diversamente
significherebbe prendere parte al suo gioco. Al contrario, dovete accettarlo tranquillamente
come un fatto dovuto, un male inevitabile e solo dopo uscirne. Ogni manifestazione di non
accettazione è un’emissione di energia in direzione del pendolo.
Prima di capire cosa significhi scegliere bisogna imparare a rifiutare. Gli uomini, di
solito, non hanno le idee chiare su quello che vogliono. Per contro sanno benissimo che cosa non
vogliono.
Mirando a evitare cose o fatti indesiderati molti agiscono in modo tale da ottenere esattamente il
contrario. Per rifiutare, bisogna prima accettare. Il verbo “accettare” qui non significa lasciar
entrare dentro di sé, permettere un accesso, bensì riconoscere alle altre realtà il diritto di esistere
e, fatto questo, lasciarsele dietro con indifferenza. Accettare e lasciar andare significa far passare
dentro di sé un fatto e dargli l’addio, salutandolo con la mano /dimenando la mano in gesto di
saluto/.
Per contro, accettare e tenere significa prendere dentro di sé e di conseguenza
attaccarsi/affezionarsi o attaccare, opporsi.
Se siete tormentati da pensieri di situazioni che non vi piacciono, state sicuri che le
ritroverete nella vostra vita. Facciamo un esempio: a una persona non piacciono le mele. Le
detesta, prova un senso di nausea alla loro vista. Potrebbe semplicemente ignorarle, ma non gli
garba il fatto che nel mondo in cui lui vive possa esistere una simile schifezza, le mele. Si irrita
ogni volta che gli capitano sotto gli occhi e manifesta apertamente il suo disgusto. Questo è
quanto succede a livello materiale. A livello energetico l’uomo in questione si getta con avidità
sulle mele, se ne riempie la bocca, le mastica rumorosamente cantilenando contemporaneamente
il suo disgusto, se ne riempie le tasche, si soffoca e di nuovo si lamenta di quanto l’hanno
esasperato. Non gli passa per la testa il pensiero che basterebbe eliminare le mele dalla sua vita,
giacché non le vuole.
Amare o odiare qualcosa non fa differenza. L’importante è che se i vostri pensieri sono
fissati sull’oggetto dei vostri sentimenti, l’energia mentale si fissa su una determinata frequenza,
voi finite nella rete del pendolo e vi spostate su una linea della vita dove l’oggetto della vostra
fissazione abbonda.
Se non volete qualcosa, basta non pensarci, basta passarci sopra con indifferenza, Sparirà
automaticamente dalla vostra vita. Buttar via qualcosa dalla propria vita significa non evitare
ma ignorare. Evitare significa ammettere nella propria vita ma sforzarsi di liberarsi. Ignorare
invece vuol dire non reagire in nessun modo e, di conseguenza, non avere.
Immaginate di essere un radioricevitore. Ogni mattina vi svegliate e ascoltate una stazione radio
che odiate, il mondo che vi circonda. Ma se non vi piace, sintonizzatevi su un’altra frequenza!
Può sembrare che una cortina di ferro tra voi e il mondo vi aiuti a difendervi dall’influenza di
pendoli indesiderati, In realtà si tratta di una pura e semplice illusione. Protetti da una corazza di
ferro potete ripetete a voi stessi quanto volete:”Sono un muro cieco. Non vedo, non sento, non so
niente e non dirò niente a nessuno. Non permetto accessi”. Tuttavia, per mantenere un siffatto
campo di difesa occorre consumare un sacco d’energia. L’uomo desideroso di isolarsi
intenzionalmente dal mondo, finisce per trovarsi in uno stato continuo di tensione. Come se non
bastasse, l’energia del campo di difesa è sintonizzata alla frequenza del pendolo contro cui è
finalizzata la difesa. Ed è proprio quello che serve al pendolo. Per lui infatti è indifferente come
avviene l’emissione d’ energia, se volontariamente o in modo contrario alla vostra volontà.
E allora, come ci si può difendere dall’azione del pendolo? Facendo il vuoto. Se sono vuoto, non
offro agganci. Non faccio il gioco del pendolo ma non cerco nemmeno di difendermi. Lo ignoro
semplicemente. L’energia del pendolo, senza toccarmi, si diffonde e si disperde nello spazio. Il
gioco del pendolo non mi preoccupa, non mi tange. Rispetto a lui io sono vuoto.
Il compito principale del pendolo è attrarre sostenitori e ricevere da loro energia. Se
ignorate il pendolo, esso vi lascerà in pace e si rivolgerà altrove, poiché agisce solo con coloro
che accettano il suo gioco e che emettono energia alla sua frequenza.
Un esempio banale: vi siete attirati l’attenzione di un cane che incomincia ad abbaiarvi contro.
Se vi girate verso di lui abbaierà ancora di più, Se lo prendete sul serio e incominciate a
rispondergli, vi inseguirà ancora a lungo, il suo scopo è infatti quello di trovare qualcuno con cui
litigare. Se invece lo ignorate , lui troverà presto un altro soggetto da provocare. Si noti bene che
al cane non passa per la mente di offendersi per l’attenzione che gli avete negato. E' troppo preso
dal suo scopo di ricevere attenzione per poter pensare a qualcos’altro.
Se sostituite al cane una persona tendenzialmente conflittuale e intrigante, il modello funzionerà
allo stesso modo.


Se qualcuno vi infastidisce, provate a misurare su di lui il modello del pendolo
distruttivo, probabilmente gli andrà a pennello. Se non riuscite a calmare il
seccatore/l’importuno, provate semplicemente a non rispondere alle sue provocazioni,
ignoratelo. Finché continuate a fornirgli la vostra energia lui non vi lascerà in pace. Potete dargli
energia sia direttamente, litigando con lui, sia indirettamente, odiandolo in silenzio. Smettere di
fornirgli energia vuol dire non pensare a lui, toglierselo dalla testa. Provate a dire semplicemente
a voi stessi: “Ma che se ne vada al diavolo!”. Vedrete che lui uscirà’ dalla vostra vita.
Tuttavia accade spesso che sia quasi impossibile ignorare semplicemente il pendolo.
Facciamo un esempio: il vostro capo vi chiama a rapporto. Un rifiuto o un tentativo di difesa
equivarrebbero a una perdita di energia, dato che in entrambi i casi si tratta di un sistema di lotta
contro il pendolo. In questa situazione potete fingere di fare il gioco del pendolo. L’importante è
che vi rendiate conto di entrare nel gioco a bella posta.
Immaginate che un pezzo d’uomo brandisca contro di voi una mazza con l’intento di
colpirvi. Voi non fate resistenza, non vi difendete e non attaccate. Vi fate semplicemente di lato:
l’energumeno con la mazza in mano vola nel vuoto. Il pendolo, non potendo agganciarvi, è
affondato e scomparso.
Questo principio è alla base dell’aikido. Qui succede letteralmente che l’attaccante viene
preso per il braccio, accompagnato nei suoi movimenti e quindi rilasciato dalla parte in cui è
diretta la sua energia. Il segreto sta nel fatto che il difensore non si oppone all’attacco, si accorda
con la linea dell’attaccante, lo accompagna un po' di tempo e quindi lo rilascia. L’energia
dell’attaccante si disperde nel vuoto, perché se il difensore è “vuoto” non offre appigli.
La tecnica di questo morbido approccio consiste nel fatto che voi all’inizio rispondete al primo
attacco del pendolo con un consenso e solo in un secondo momento vi mettete diplomaticamente
in disparte o convogliate senza insistenza l’energia nella direzione che vi interessa.
Il vostro capo, per esempio, vuole scaricarvi un lavoro e insiste affinché esso venga
svolto esattamente come vuole lui. Voi sapete che sarebbe meglio operare diversamente o
ritenete addirittura che non spetti a voi fare questo lavoro. Se incominciate ad obiettare,
discutere, giustificarvi, il capo, con durezza, esigerà la vostra obbedienza. Lui infatti ha preso
una decisione e voi gli andate contro. Provate a fare il contrario. Ascoltatelo con attenzione,
concordate con lui, smorzate il vostro impulso alla discussione. E solo dopo incominciate
tranquillamente ad esaminare con lui i dettagli della questione. In questo preciso momento avete
assorbito l’energia del capo ed avete cominciato ad emettere alla sua frequenza. Il suo impulso,
non trovando resistenza, per un po' di tempo si ferma. Non ditegli che voi sapete meglio di lui
come svolgere il lavoro, non opponete rifiuti e non discutete . Fate semplicemente in modo di
consigliarvi con il capo su come potreste eseguire il lavoro nel modo migliore o più veloce o su
chi altri potrebbe svolgere il lavoro più efficacemente di voi. In questo modo risulta che voi
oscillate insieme al pendolo ma lo fate in piena coscienza, senza prendere parte al gioco, quasi
osservando dal di fuori. Il pendolo oscilla, pienamente immerso nel gioco che è il suo, dato che
è lui a prendere le decisioni con cui gli altri concordano o su cui si consultano. E voi vedrete che
l’energia, inizialmente indirizzata verso di voi, si disperde altrove, in direzione di un’altra
decisione o alla ricerca di un altro esecutore. In questo modo, per voi personalmente, il pendolo è
affossato.
L’estinzione del pendolo
Succede a volte che sia impossibile affossare un pendolo, che non si riesca cioè né a ignorarlo né
a isolarlo.
Avevo un amico dall’aspetto pacato e gentile ma dotato di una forza fisica non comune.
Una sera tardi, mentre rientravamo in tram, ci siamo imbattuti in una compagnia di teppisti
dall’aria aggressiva, un vero pendolo distruttivo. Erano in tanti e si caricavano l’uno con l’altro
di energia negativa, sentendosi pienamente impunibili e intoccabili. Questo tipo di compagnia
cerca di solito qualcuno da molestare per rifornirsi di energia anche da sorgenti esterne. Cosi
hanno incominciato ad infastidire il mio amico, rassicurati dal suo aspetto pacifico e bonario. Per
un po' l’hanno preso in giro e l’hanno offeso, ma lui continuava a sedere in silenzio, ignorando le
loro provocazioni, cercando cioè di affossare il pendolo-teppisti. Io nel frattempo osservavo
senza intervenire , sapendo che il mio amico non aveva nulla da temere, al contrario dei teppisti.
Alla fine, non sopportando più la situazione, il mio amico si è diretto all’uscita ma uno dei bulli
più sfrontati gli ha sbarrato la strada. Messo alle strette, il mio amico ha agguantato il teppista
per la collottola e gli ha vibrato un colpo che gli ha letteralmente spappolato la faccia.
I compagni del malcapitato erano impietriti dallo stupore e dall’orrore. Quando il mio amico si è
girato per afferrarne un altro, questi, con voce tremante, l’ha pregato di lasciarlo andare.
L’energia del pendolo-compagnia si è immediatamente dissolta e i suoi membri, urtandosi e
indietreggiando, si sono precipitati fuori dal tram.
Certo, coloro che si possono difendere non hanno problemi. Ma gli altri, cosa possono
fare in questi casi? Se veramente non c’è via di scampo si può estinguere il pendolo escogitando
qualcosa di straordinario e inatteso, una mossa che nessuno si aspetta.
Mi hanno raccontato questa storia: una banda di bulletti di strada aveva circondato un
ragazzo con l’intenzione di menarlo. Il ragazzo si è avvicinato al capo e, sgranando due occhi da
folle, gli ha dichiarato: “Vuoi che ti spacchi il naso o la mascella?”. Un tale sviluppo non si
inscriveva nello scenario abituale, perciò il capobanda per un attimo ha indugiato. Allora il
ragazzo, preso da un’euforia da folle, gli ha gridato: “Vieni qui che ti stacco un orecchio!”
attaccandoglisi con le cinque dita all’orecchio. Il capobanda ha lanciato un urlo straziante. Lo
spettacolo che la banda era solita inscenare, era rovinato. Il capo, ben lungi dal pensare di
picchiare qualcuno, era preoccupato solo di liberarsi l’orecchio dalla presa. Il ragazzo,
considerato fuori di senno, fu lasciato in pace e riusci’ in questo modo a evitare l’attacco.
Quindi, se vi succede di capitare in una situazione di cui si può prevedere lo scenario di
sviluppo, fate qualsiasi mossa purché essa non si inscriva in questo scenario. Il pendolo si
estinguerà. Finché agite secondo lo scenario, accettate il gioco del pendolo e emettete energia
alla sua frequenza. Ma se la vostra frequenza incomincia a differenziarsi sostanzialmente da
quella del pendolo entrate in dissonanza con quest’ultimo e lo confondete dal ritmo.
Allo stesso tempo è meglio non esagerare se avete a che fare con un pendolo che non ha
niente da perdere. Se per esempio vi hanno aggredito per derubarvi, è meglio dare subito i soldi.
Alcuni tengono apposta in tasca un po' di dollari in contanti, perché se l’aggressore è un folle o
un tossicomane può togliervi la vita senza pensarci, anche se siete esperti di arti marziali. Per
questo è meglio non intrigarsi con gente del genere, come con i cani rabbiosi. Sarebbe una morte
ingiustificata e assurda.
Ad estinguere un pendolo aiuta anche il senso dell’umorismo e l’immaginazione. Provate
a mutare la vostra irritazione in gioco. Se per esempio vi infastidisce la folla in strada o in un
mezzo pubblico, provate ad immaginare di trovarvi in Antartide, in mezzo a un assembramento
di uccelli. Le persone sono pinguini, che si muovono agitati e ondeggiano in modo buffo. E voi
chi siete? Anche voi siete pinguini. Se riuscite a trasfigurare la situazione in modo analogo, le
persone che vi stanno attorno vi susciteranno già più simpatia e curiosità che irritazione.
Certo, è difficile controllarsi quando si vorrebbe letteralmente fare a pezzi qualcosa. In questi
momenti è difficile ricordare che la data situazione è il prodotto di un pendolo che cerca di
estrarre la vostra energia. Cercate di non cedere alle sue provocazioni. Il pendolo, come un
vampiro, utilizza una sorta di anestesia, la vostra abitudine a reagire negativamente a un irritante.
Persino ora, dopo aver letto queste righe, potete distrarvi e rispondere con irritazione a una
telefonata indesiderata. Ma se vi prefissate lo scopo di ricordare , col tempo si sviluppa
l’immunità alle provocazioni dei pendoli.
Fate ben attenzione: se vi scontrate con una circostanza fastidiosa e reagite con
irritazione, indignazione e altre emozioni negative, la situazione negativa si protrae e si evolve o
sorgono nuovi problemi. Il pendolo oscilla cosi. Grazie a voi che lo fate oscillare. Provate ad
agire al contrario: o manifestando una reazione adeguata o non manifestando alcuna reazione.
Provate per esempio ad accogliere il problema con un finto entusiasmo o con un’euforia da
idiota: si tratta di sistemi per estinguere il pendolo. Vedrete che non seguirà nessuna
continuazione.
Come ricorderete, l’abitudine a reagire negativamente di fronte a circostanze fastidiose funge da
leva d’innesco del meccanismo di presa della vostra energia mentale da parte del pendolo.
Quest’abitudine verrà meno se comincerete a giocare a un gioco originale, basato sulla
sostituzione a bella posta di sensazioni: invece della paura provate a manifestare sicurezza,
invece di provare sconforto provate a sfoderare entusiasmo, al posto dell’indignazione esibite
indifferenza e al posto dell’irritazione mostrate gioia. Provate a reagire almeno di fronte ai
piccoli problemi in modo “non adeguato”. Che cosa avete da perdere? Magari potrà sembrare
una cosa assurda, però questo stile di gioco non lascerà al pendolo nessuna chance. Questo
metodo ci sembra assurdo proprio perché i pendoli ci hanno abituato a giocare solo ai giochi che
convengono a loro. Provate ad imporre un vostro gioco, che vi procuri piacere e soddisfazione:
scoprirete con stupore quanto questa tecnica è potente. Il principio qui è solo uno: emettendo a
una frequenza diversa da quella di risonanza entrate in dissonanza con il pendolo, quest’ultimo si
estingue rispetto a voi e finisce per lasciarvi in pace.
Esiste un altro metodo interessante di estinzione, l’estinzione morbida/dolce: se qualcuno
vi infastidisce, diventa per voi un problema, provate a capire che cosa manca a questa persona,
cercate di arguire di che cosa ha bisogno. E ora provate ad immaginare questa stessa persona già
in possesso di quello che gli mancava. Si può trattare di salute, sicurezza, stato d’animo
tranquillo. A ben pensarci questi sono i tre fattori principali che servono agli uomini per farli
sentire soddisfatti. Provate a pensare: di che cosa ha effettivamente bisogno in questo momento
la persona che suscita la vostra irritazione?
Supponiamo che il vostro capo si è arrabbiato con voi. Magari è stanco o ha dei problemi
in famiglia. Allora gli serve uno stato d’animo tranquillo. Immaginatevelo mentre se ne sta
sdraiato in poltrona davanti alla televisione o vicino al caminetto, o con una canna da pesca in
riva al fiume o in sauna con un boccale di birra. Sapete quali sono le sue preferenze?
O magari i suoi superiori gli hanno fatto pressione e lui ha paura di prendersi determinate
responsabilità? Allora ha bisogno di sicurezza. Provate ad immaginarlo mentre scia con
sicurezza in montagna, o mentre guida un’auto sportiva o mentre si muove con disinvoltura in
una festa, al centro dell’attenzione di tutti.
O forse gli fa male qualcosa? Immaginatevelo allora allegro e in forma, mentre nuota nel mare o
pedala una bicicletta o gioca a calcio.
Certo, è meglio sapere quali sono i suoi interessi. Tuttavia non occorre andare tanto lontano.
Basta immaginare la persona in una situazione in cui è soddisfatto.
Cosa succede allora? La persona è apparsa nel vostro orizzonte costituendo un problema per voi
(può anche trattarsi di un rapinatore). Provate a distrarvi dal problema di cui si fa portatore, in
questo modo fin dall’inizio non prestate la vostra testa al cappio di presa della frequenza.
Immaginate la persona in atto di ricevere quello di cui ha bisogno (cosa vuole un rapinatore:
Mangiare, bere, bucarsi?). Visualizzate la persona in un quadro di raggiunta soddisfazione. Se ci
siete riusciti considerate che il problema è risolto. Il pendolo infatti non ha incominciato a
oscillare per caso. Qualcosa l’ha spostato dal suo equilibrio. Lui, consciamente o inconsciamente
cerca quel qualcosa che lo riporti all’equilibrio. E l’energia dei vostri pensieri a una determinata
frequenza gli dà proprio questo, anche se indirettamente. Cambierà subito la sua aggressività in
disponibilità. Fate fatica a crederci? Sperimentate!
Questa tecnica si basa sul principio dell’estinzione del pendolo. Una persona-pendolo vi
si avvicina con un problema e voi lo soddisfate, non in modo evidente ma a livello energetico.
Gli avete dato la vostra energia ma in minima parte, perdendo molto meno di quanto avreste
potuto perdere. E per di più avete fatto una buona azione, venendo in soccorso a un bisognoso,
anche se per poco. La cosa interessante è che in seguito egli avrà con voi un rapporto più
amichevole. Non capirà perché in vostra compagnia si sente bene. Che rimanga un vostro
piccolo segreto.
Potete applicare questa tecnica anche nei casi in cui siate voi ad aver bisogno di qualcosa
da qualcuno, preso dai suoi problemi e non disposto a venirvi incontro. Vi serve la firma del
capo? Prima “nutritelo” con una visualizzazione benefica e vedrete che farà tutto quello che
chiedete.
E infine. Cosa dite, dov’è andata a finire secondo voi l’energia di un pendolo frenato? E'
passata a voi. Venendo a capo di un problema voi diventate più forti. Una prossima volta ciò per
voi non sarà una difficoltà. Non è forse cosi? Se invece vi mettete a lottare con il problema,
cedete energia al pendolo che creato questo stesso problema.
Le pratiche di affossamento e estinzione del pendolo sono note agli psicologi e agli
psicoterapeuti come tecniche professionali. In questo senso non sono delle novità. Ma per le
persone che non conoscono i metodi della psicologia applicata sono veramente preziose poiché
chiariscono come e perché funzionano i sistemi psicologici di difesa.
Soluzioni semplici di problemi complessi
I sistemi di affossamento o estinzione del pendolo hanno anche una valenza applicata
nella capacità di risolvere ogni tipo di problemi. Può trattarsi di una complessa situazione
esistenziale, di un conflitto, di una circostanza sfavorevole, di una difficoltà o di un problema.
Per ogni problema difficile esistono soluzioni facili. La chiave per la risoluzione sta sempre in
superficie, si tratta solo di vederla. Ma il pendolo, che ha creato il problema, ostacola la visione.
Il pendolo distruttivo si prefigge lo scopo di ottenere la vostra energia. Per far ciò deve fissare la
frequenza di emissione dei vostri pensieri sul problema. Riesce benissimo a farlo convincendovi
del fatto che il problema è complesso. Se voi avete accettato queste regole del gioco vi si può
tranquillamente prendere per mano e condurvi un un intricato labirinto. E solo dopo (post
factum) arriverete a comprendere che “il cofanetto si apriva senza sforzo”.
Se si riesce a spaventare una persona, farla preoccupare, coinvolgerla o far leva sui suoi
complessi, essa concorderà col fatto che il problema è difficile e si fa prendere all'amo. Ma si
può anche non spaventarla.
E' già un’opinione comune che non ci siano semplici soluzioni per la maggio parte dei problemi.
Ciascuno di noi nell’arco della sua vita si scontra continuamente con varie difficoltà,
specialmente se sono cose nuove, non conosciute. Alla fine tutti hanno l’abitudine ben radicata
di accogliere i problemi con timore e a volte con vera e propria paura. Per di più l’uomo mette
sempre in dubbio le sue capacità di misurarsi con le difficoltà. Risulta cosi che la tendenza ad
accogliere con timore i problemi si trasforma nel filo della marionetta.
Il pendolo può agire o tramite i suoi sostenitori, ovvero le persone coinvolte nel
determinato problema, oppure tramite oggetti inanimati. Fissa l’emissione di energia mentale su
una determinata frequenza e succhia l’energia mentre la persona è aggravata dal problema.
Sembrerebbe a prima vista che la fissazione della frequenza sull’oggetto aiuti a concentrarsi.
Come può ostacolare allora la soluzione del problema?
Il fatto è che il pendolo fissa i nostri pensieri in un settore ristretto del campo d’informazione. La
risoluzione, per contro, può trovarsi oltre i limiti di questo settore. Ne deriva che l’uomo pensa e
agisce nei limiti di uno spazio ristretto e risulta impedito a guardare il problema da un più largo
punto di vista. Le soluzioni originali e dettate dall’intuizione vengono proprio quando l’uomo si
libera dall’influenza del pendolo e si guadagna la libertà di pensare in un’ altra direzione. Il
segreto dei geni sta nel fatto che sono liberi dalla pressione dei pendoli. Mentre le frequenze dei
pensieri delle persone normali sono catturate dai pendoli, le frequenze dei pensieri dei geni sono
in grado di muoversi liberamente e indugiare in campi d’informazione sconosciuti.
Come fare per non lasciarsi accalappiare dal pendolo? Basta non immergersi nel
problema, non farsi coinvolgere nel gioco del pendolo. Cedetevi in affitto. Agite come si fa di
solito in questi casi ma non come partecipante del gioco sibbene come osservatore esterno.
Imparate a guardare la situazione in modo distaccato. Ricordatevi che vogliono prendervi per
mano per portarvi in un labirinto. Non fatevi né spaventare, né coinvolgere, né preoccupare dal
problema. Ricordate innanzitutto che esiste sempre una soluzione molto semplice, non accettate
la difficoltà che vi viene imposta.
Se vi scontrate con un problema o un ostacolo cercate di capire qual è il vostro rapporto con
esso. Il problema può generare turbamento, paura, indignazione, sconforto e cosi via. Ma
bisogna cambiare il modo solito di rapportarsi alla difficoltà insorta reagendo esattamente
all’opposto, in questo modo il problema si elimina da solo o si risolve in modo veloce e facile.
A dispetto degli stereotipi e delle consuetudini diffuse, imparate ad affrontare il problema non
come un ostacolo che dev’essere superato ma come un tratto di percorso che dovete passare. Non
lasciate dentro di voi nessuno spazio al problema. Siate vuoti rispetto ad esso.
Se dovete risolvere un problema che richiede riflessione, non fatevi prendere subito dai
ragionamenti logici. Il vostro subconscio è direttamente collegato al campo d’informazione che
contiene le risoluzioni di tutti i problemi. Perciò all’inizio rilassatevi, liberatevi di ogni paura e
ansia rispetto alla soluzione. Tanto sapete che la soluzione c’è già. Lasciatevi andare, arrestate il
flusso dei pensieri, contemplate il vuoto. è possibile che la soluzione arrivi subito ed è magari
molto semplice. Se non arriva, non amareggiatevi e inserite l’apparato mentale. Riuscirà meglio
la prossima volta. Una simile pratica allena bene la capacità di accesso alle conoscenze intuitive.
Bisogna solo cercare di rendere questa pratica un’abitudine.
Questo metodo funziona bene se si riesce a liberarsi dall’influenza del pendolo e “cedersi in
affitto”. Tuttavia è più facile a dirsi che a farsi. Leggerete più avanti altri nuovi procedimenti per
affrontare i pendoli. Questo è solo l’inizio.
Ma non sembra a voi che io vi abbia preso per mano e vi stia conducendo verso il
labirinto? Bravi, mantenetevi liberi anche da chi vi parla della vostra libertà.
Stato di sospensione
Liberandovi dall’influenza dei pendoli distruttivi acquistate libertà. Ma la libertà priva di
scopi è uno stato di sospensione. Se vi siete appassionati alle tecniche di affossamento e
estinzione dei pendoli che vi circondano rischiate di trovarvi nel vuoto. I conflitti di un tempo
non ci sono più, le preoccupazioni che vi tormentavano vengono meno, i problemi sono sempre
più rari, l’ansia e la preoccupazione spariscono. Tutto ciò avviene senza che ve ne accorgiate, al
pari di una tempesta che si quieta lentamente.
Presto però vi accorgerete che qui c’è l’altro lato della medaglia. Se prima eravate al
centro dei fatti, ora essi si producono in disparte da voi. Per coloro che vi circondano voi non
avete più lo stesso valore, la gente si occupa sempre meno di voi. I fastidi diminuiscono ma
nuovi desideri non arrivano. La pressione del mondo esterno diventa più debole ma ciò non porta
nessun dividendo. La quantità di problemi diminuisce ma i progressi non aumentano.
Che sta succedendo? Il fatto è che l’ambiente umano è tutto costruito sui pendoli, perciò
chi si isola completamente si ritrova lui stesso in un deserto. Lo stato di sospensione non è tanto
migliore della dipendenza dal pendolo. Pensiamo ai bambini che hanno tutto: si annoiano perché
“non hanno più niente da volere”. Stanno male da soli e tormentano gli altri con i loro capricci.
L’uomo è così fatto che deve sempre aspirare a qualcosa.
La vostra libertà è l’indipendenza da pendoli estranei. Ma esistono pendoli di massima
utilità per voi. Sono i vostri pendoli. In altre parole occorre riconoscere gli scopi imposti,
inseguendo i quali vi allontanate dalle linee della vostra fortuna. Per contro , il vostro compito
personale, rimanendo liberi, sta nella scelta di quelle linee della vita dove vi aspetta la felicità e il
vero successo.
I pendoli non sono per l’uomo un male assoluto se egli agisce coscientemente. L’uomo
non può essere completamente libero dalla loro influenza. Si tratta solo di capire come non
soggiacere all’influenza dei pendoli ma utilizzarli intenzionalmente, nei propri interessi. Il
Transurfing propone a questo fine dei metodi concreti. Svincolarsi pienamente dall’influenza dei
pendoli non è possibile e non serve nemmeno. Anzi, proprio i pendoli, alla fin fine, trasformano
il sogno di una persona in realtà.
Da: www.transurfing.it
Lo Spazio delle Varianti
Riepilogo
Il pendolo è creato dall’energia degli individui che pensano in una stessa direzione.
Il pendolo è una struttura energetica d’informazione.
Il pendolo fissa l’energia mentale del suo sostenitore alla propria frequenza.
I pendoli lottano tra di loro per conquistarsi membri sostenitori.
Un pendolo distruttivo impone ai suoi membri sostenitori fini a loro estranei.
Il pendolo gioca con i sentimenti delle persone e le attira nella sua rete.
Se voi fortemente non volete qualcosa lo avrete nella vostra vita.
Svincolarsi dal pendolo significa farlo uscire dalla vostra vita.
Farlo uscire dalla vostra vita significa non evitarlo ma ignorarlo.
Per estinguere un pendolo bisogna rovinare lo scenario del suo gioco.
Una visualizzazione benefica estingue morbidamente/dolcemente una persona-pendolo.
L’energia del pendolo estinto passa a voi.
I problemi si risolvono tramite l’affossamento o l’estinzione dei pendoli che li hanno
creati.
Per risolvere i problemi cedetevi in affitto.
Per evitare uno stato di sospensione occorre trovare i propri pendoli.
Occorre farsi l’abitudine di ricordarsi di questo.
Da: www.transurfing.it
Lo Spazio delle Varianti